Lino Banfi ha emozionato il pubblico della 23ª edizione del Magna Graecia Film Festival raccontando il lungo viaggio che lo ha portato da Pasqualino Zagaria, il bambino pugliese che durante la guerra faceva ridere gli altri coetanei per distrarli dai bombardamenti, fino a diventare uno degli attori più amati d’Italia.

Durante la Conversazione d’Autore all’Arena di Soverato, l’attore ha ripercorso oltre 65 anni di carriera, dai momenti difficili della giovinezza agli anni del successo, ricordando anche il periodo in cui, appena diciassettenne, arrivò a Milano e fu costretto a nascondere le proprie origini pugliesi perché “non si affittavano camere ai meridionali”.

Un racconto fatto di sacrifici, riscatto e ironia, che ha attraversato il rapporto con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, la nascita di personaggi iconici come Oronzo Canà e Nonno Libero e il legame speciale costruito con ben quattro generazioni di italiani.

Durante la serata Lino Banfi ha ricevuto la Colonna d’oro, l’opera orafa firmata dal brand di gioielli GB Spadafora, e una lunga standing ovation. Guardando il pubblico in piedi ad applaudirlo, l’attore ha espresso tutta la sua emozione: “Vuol dire che sto raccogliendo adesso i frutti di quello che ho seminato per 65 anni”.

Banfi a Milano: “Cancellai la N di Andria e mi finsi veneto”

Prima del successo, però, c’è stato un lungo percorso fatto di sacrifici.

Lino Banfi ha infatti ricordato gli anni in cui, giovanissimo, lasciò la Puglia per cercare fortuna a Milano. Un periodo storico in cui molti ragazzi del Sud vivevano sulla propria pelle il peso dei pregiudizi.

L’attore ha raccontato che per trovare una stanza è arrivato anche a modificare la propria carta d’identità: “Ho cancellato la N di Andria ed è diventato Adria. Parlavo veneto per trovare da dormire la notte, perché se capivano che ero meridionale c’era scritto: non si affittano camere ai meridionali”.

Durante la guerra lo chiamavano per far ridere i bambini

Al Magna Graecia Film Festival, Lino Banfi ha riportato il pubblico indietro nel tempo fino alla sua infanzia in Puglia, durante gli anni della Seconda guerra mondiale.

Nella zona tra Andria, Barletta e Canosa le sirene dei bombardamenti interrompevano le giornate dei bambini e seminavano paura. Ma proprio in quei momenti difficili un piccolo Pasqualino Zagaria aveva già trovato il suo modo per aiutare gli altri: farli ridere.

“Pasqualì, Pasqualì, vieni a far ridere i bambini così stanno zitti”, gli dicevano quando i più piccoli erano spaventati dal rumore delle bombe. Lui arrivava con i suoi pupazzetti e, imitando lo zio, riusciva per qualche momento a sostituire la paura con un sorriso.

Un ricordo che, raccontato a distanza di decenni, sembra quasi l’inizio della storia di Lino Banfi: prima ancora del cinema e della televisione, c’era già quel talento istintivo nel trasformare le difficoltà della vita in un momento di condivisione e leggerezza.

“Non prendo un centesimo dai miei film”: il lato amaro del successo

Dietro alcuni dei film più amati della commedia italiana c’è anche un curioso paradosso: opere diventate immortali per il pubblico non hanno garantito a Lino Banfi i guadagni che, considerando il loro successo negli anni successivi, molti potrebbero immaginare.

L’attore ha ricordato il destino di pellicole come L’allenatore nel pallone, Vieni avanti cretino, Il commissario Lo Gatto e L’Esorciccio, film ancora oggi trasmessi in televisione e capaci di conquistare spettatori di diverse generazioni.

Banfi ha spiegato che negli anni Settanta e Ottanta molti artisti firmavano contratti senza poter prevedere quanto quelle opere sarebbero rimaste nella memoria collettiva.

“Se avessi preso mezzo euro per ogni pezzo venduto o ogni volta che li trasmettono oggi sarei ricchissimo. Invece non becco un centesimo”, ha raccontato con la sua consueta ironia.

L’attore ha scherzato anche sul fenomeno delle continue repliche televisive dei suoi film: “Ogni sera sono su Canale 34, sembra quasi che il canale sia mio”.

Dietro la battuta, però, c’è il racconto di un periodo in cui l’obiettivo principale era semplicemente lavorare e costruire una carriera, senza sapere che quei film sarebbero diventati dei veri cult della commedia italiana.

Nei momenti più difficili del suo percorso artistico, Banfi ha ricordato anche il ruolo fondamentale della moglie Lucia, la prima persona a credere nel suo talento quando lui stesso iniziava ad avere dubbi sul futuro.

“Vedrai, vedrai che andrà bene”, gli ripeteva.

Oggi, dopo oltre 65 anni di carriera, l’attore considera proprio l’affetto del pubblico il riconoscimento più importante.

“Quando entri e la gente ti vuole toccare, ti vuole accarezzare… quanti soldi vale questo? Non c’è cifra”.

Franco Franchi e Ciccio Ingrassia: “Devo molto a loro”

Prima dei grandi successi personali, nella carriera di Lino Banfi ci sono stati due incontri fondamentali: Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.

L’attore ha ricordato con grande affetto i due comici siciliani, con cui ha lavorato in oltre venti film e che, soprattutto agli inizi, rappresentarono un punto di riferimento importante.

Tra ricordi di set e momenti condivisi lontano dalle telecamere, l’attore ha descritto il rapporto nato con entrambi come una vera fratellanza.

Ha ricordato gli anni in cui lavorò con Ciccio Ingrassia ne L’Esorciccio e quelli della tournée in America con Franco Franchi, in un periodo in cui entrambi contribuirono alla sua crescita artistica.

Un legame che per Banfi ha rappresentato molto più di una semplice collaborazione professionale: è stato uno dei capitoli che hanno accompagnato la nascita del suo percorso nella commedia italiana.

Un medico in famiglia e Nonno Libero

Tra i momenti più significativi dell’incontro c’è stato il racconto di Un medico in famiglia, la fiction Rai che gli permise di conquistare anche il pubblico più giovane e di diventare il Nonno Libero di milioni di italiani.

Quando lesse il progetto, l’attore intuì subito il potenziale di Libero Martini, un personaggio che avrebbe potuto entrare nelle case degli italiani e conquistare un pubblico trasversale, diverso da quello dei suoi film di quegli anni.

La serie nacque da un format spagnolo acquistato dal produttore Carlo Bixio, che aveva intuito la forza di una lunga storia familiare in un periodo in cui la televisione italiana era molto legata a produzioni americane come Dallas e Dynasty.

Nella versione originale il nonno aveva caratteristiche più sopra le righe, ma Banfi scelse di trasformarlo: meno volgare, più affettuoso, capace di rappresentare quei valori familiari che hanno reso il personaggio amato da grandi e piccoli.

A rendere Nonno Libero ancora più autentico contribuì anche la sua vita privata. In quegli anni sua figlia Rosanna aveva avuto una bambina e Banfi raccontò di vivere il ruolo del nonno nella realtà e poi davanti alla macchina da presa.

“Nonno Libero mi ha dato il pubblico dei ragazzini che non avrebbe mai visto i miei vecchi film”, ha spiegato.

La prima puntata di Un medico in famiglia andò in onda nel 1998 e la serie diventò uno dei fenomeni televisivi più amati dagli italiani, permettendo a Lino Banfi di conquistare una nuova generazione di spettatori e di trasformarsi definitivamente in un volto di famiglia.

Oronzo Canà e L’allenatore nel pallone: la nascita del personaggio simbolo

Tra gli aneddoti più divertenti raccontati da Lino Banfi c’è quello sulla nascita di Oronzo Canà, protagonista de L’allenatore nel pallone.

L’idea del personaggio nacque quasi per caso dopo un incontro in aereo con Nils Liedholm, che gli parlò dell’allenatore pugliese Oronzo Pugliese, famoso per il suo carattere eccentrico.

Da quella conversazione Banfi iniziò a immaginare un tecnico fuori dagli schemi, capace di unire comicità e umanità. Il progetto prese forma insieme al regista Sergio Martino, che durante le riprese gli lasciava grande libertà di improvvisazione.

L’attore ha raccontato anche un curioso retroscena sulla scelta del cognome del personaggio. Fu lui a proporre “Canà”, immaginando che la moglie del protagonista si sarebbe chiamata Mara.

“Mara Canà”, disse agli sceneggiatori. “Ah, ho capito, vuoi andare a girare in Brasile!”, gli risposero scherzando.

Un gioco di parole nato quasi per caso che è diventato uno dei dettagli più ricordati del film.

Lino Banfi e Kevin Spacey: l’idea di un film ambientato in Calabria

Nel corso del Magna Graecia Film Festival Banfi ha raccontato di aver condiviso con Kevin Spacey l’idea di un possibile progetto cinematografico ambientato in Calabria. L’attore ha spiegato di avere già una sceneggiatura in mente e di averne parlato con il collega americano durante il festival.

Anche a novant’anni, del resto, Lino Banfi continua a guardare avanti senza smettere di raccontare il proprio passato con la stessa ironia con cui ha costruito la sua carriera. Dai bambini fatti sorridere durante i bombardamenti alla discriminazione vissuta da ragazzo a Milano, dagli anni accanto a Franco Franchi e Ciccio Ingrassia fino ai successi di Nonno Libero e Oronzo Canà, il filo che unisce tutta la sua storia sembra essere sempre lo stesso: usare il sorriso per affrontare la vita. E, mentre immagina ancora un nuovo film da girare, l’affetto di quattro generazioni di spettatori resta il risultato più prezioso di quel lungo viaggio iniziato tanti anni fa in Puglia.