La cantautrice Silvia Salemi ha recentemente condiviso un passaggio doloroso della sua infanzia in apparizioni televisive. Ospite a La volta buona il 15 settembre 2026, nel salotto di Caterina Balivo, e precedentemente a Storie Italiane su Rai 1, l'artista ha rivelato di non aver parlato per ben cinque anni. Questo silenzio è seguito alla tragica scomparsa della sorella Laura, un lutto che ha profondamente segnato la sua crescita.
Il trauma infantile e la riscoperta della voce
Nelle sue interviste, Salemi ha collegato la perdita della sorella a un trauma che ha definito "indefinibile".
Ha dichiarato: "Dopo la morte di mia sorella Laura non parlai per cinque anni", descrivendo quel periodo come una forte chiusura emotiva. Ha spiegato che il dolore, pur non superandosi mai del tutto, può trasformarsi in un percorso di vita in cui si trova forza e insegnamento. Ha sottolineato di essere stata molto piccola e di aver cercato, da sola, un modo per "curarsi", affermando: "Ero molto piccola". Il silenzio non fu una scelta, ma una reazione emotiva. La sorella Laura era scomparsa a cinque anni per leucemia, e questo dolore le fece perdere simbolicamente la voce.
La svolta è arrivata con il ritrovamento di una cassetta audio. Salemi ha spiegato di aver sentito la voce di Laura che interagiva con lei.
Quel momento le ha fatto comprendere di possedere a sua volta una voce. "Mi sono resa conto di avere una voce", ha detto, indicando in quel ritrovamento un passaggio decisivo nel suo percorso personale.
Questo episodio è centrale nel suo libro autobiografico, La voce nel cassetto, dove l'esperienza familiare si lega a temi come fragilità, riscatto e crescita. La sua storia include anche le difficoltà economiche della famiglia, il coraggio della madre e l’idea che la forza derivi dalle proprie risorse, non da strade facili. Il messaggio conclusivo è un invito a trovare la capacità di farcela con le proprie forze.