Ci sono luoghi che ricordiamo per ciò che abbiamo visto e altri che restano impressi soprattutto per ciò che ci hanno fatto provare. Una strada percorsa da bambini, una piazza legata a un incontro, un panorama osservato in un momento particolare della vita possono assumere un significato che nessuna guida turistica potrebbe descrivere completamente.

Da questa idea nasce “Vuoi diventare Cercatore dell’Incanto?”, progetto partecipativo internazionale ideato dal regista e sceneggiatore Michele Lanubile e prodotto da Zefirofiu. L'iniziativa punta alla costruzione di un Atlante Emozionale dell’Incanto, una mappa digitale nella quale i luoghi vengono associati non soltanto alla loro posizione geografica, ma alle emozioni di chi li ha vissuti.

Il progetto prende il via da Bari e coinvolge oltre cento studenti.

Una geografia fatta di emozioni

Il meccanismo è semplice: chi partecipa individua un luogo urbano o naturale al quale si sente particolarmente legato e prova a dare un nome all'emozione che quel posto suscita. Il racconto può nascere da un ricordo, un pensiero, una poesia oppure un brano musicale e viene affidato a un breve contributo video.

I materiali raccolti sono destinati a entrare nella mappa digitale, creando progressivamente una sorta di geografia alternativa nella quale uno stesso territorio può essere scoperto attraverso lo sguardo di chi lo conosce, lo attraversa o semplicemente lo ama.

L'obiettivo è trasformare cittadini e giovani da semplici osservatori in narratori dei propri luoghi.

La dimensione del crowdsourcing permette inoltre alla mappa di crescere attraverso i contributi degli utenti, con l'ambizione di estendersi oltre Bari e raccogliere testimonianze provenienti da altre città e Paesi.

Dalla serie urban fantasy alla realtà

L'idea nasce dall'universo narrativo di “Cercatori dell’Incanto”, serie urban fantasy della quale è già stato realizzato un episodio pilota. Nella storia esiste una Scuola Romantica che insegna a riconoscere e dare un nome alle emozioni legate ai luoghi. Il progetto partecipativo porta quindi fuori dallo schermo uno degli elementi centrali della narrazione, invitando le persone a diventare a loro volta “cercatori”.

L'episodio pilota, girato a Bari, ha inoltre ottenuto riconoscimenti in festival internazionali, mentre nel 2026 la Fondazione Italia Patria della Bellezza ha assegnato al progetto una menzione speciale con un premio di visibilità sui propri canali.

Quando il viaggio parte da ciò che vogliamo sentire

L'iniziativa intercetta anche un cambiamento più ampio nel modo di vivere i territori. Una ricerca 2026 dell'Università Cattolica rileva che due turisti su tre cercano itinerari capaci di collegare il viaggio a esperienze culturali, artistiche, gastronomiche, sportive o spirituali.

Anche un'indagine 3Gem per Mastercard, riportata da la Repubblica, mostra una crescente attenzione verso ciò che si vive durante un viaggio: il 54% degli italiani intervistati considera il viaggio più significativo quando permette di imparare qualcosa di nuovo attraverso un'esperienza diretta, mentre il 55% attribuisce a ciò che ha imparato un valore maggiore rispetto al classico souvenir.

L'Atlante Emozionale introduce un'ulteriore prospettiva: scegliere o riscoprire un luogo partendo dall'emozione che qualcuno vi ha riconosciuto. Una piazza può diventare il luogo della serenità, un sentiero quello della libertà, un angolo apparentemente anonimo di una città quello della nostalgia.

In questo modo la mappa geografica rimane la stessa, ma cambia la domanda con cui la osserviamo. Non più soltanto “dove voglio andare?”, ma anche “che cosa vorrei sentire?”.