La storia della Figc, la Federazione Italiana Giuoco Calcio, è costellata da figure chiave che hanno assunto un ruolo di guida nei momenti più complessi e delicati: i commissari. Questi "traghettatori" sono stati chiamati a condurre il calcio italiano attraverso le sue fasi più turbolente, rileggendo una narrazione che si estende per quasi 130 anni di vita federale. In questo lungo arco temporale, la gestione ordinaria ha più volte ceduto il passo a soluzioni straordinarie, affidate a dirigenti o personalità istituzionali di alto profilo, proprio nei momenti di maggiore instabilità e necessità di un intervento risolutivo.

I nomi che hanno accompagnato le crisi federali

Il primo riferimento storico in questa serie di interventi è Francesco Mauro, che assunse la reggenza della Federazione in un periodo cruciale, prima e durante la Grande Guerra. Da questo precedente significativo prende forma una linea di successione che arriva fino a Roberto Fabbricini, nominato nel 2018. Tra questi due estremi temporali, si collocano passaggi molto diversi tra loro per cause e contesti, ma tutti accomunati dalla necessità impellente di una guida temporanea per la Federazione. Tra i nomi di spicco che hanno ricoperto questo incarico si annoverano Bruno Zauli, il cui intervento si rese necessario dopo la mancata qualificazione dell’Italia al Mondiale in Svezia, Franco Carraro nel 1986, e Raffaele Pagnozzi nel 1996, figure che hanno segnato altrettante fasi critiche.

Alla sequenza di questi interventi si aggiungono poi Gianni Petrucci, all’epoca presidente del Coni, che ricoprì il ruolo di commissario tra il 2000 e il 2001, gestendo un periodo di transizione. Un capitolo particolarmente significativo è quello che vide protagonista Guido Rossi, il giurista di fama cui fu affidato il compito gravoso di gestire il caos e le ripercussioni generate dallo scandalo di Calciopoli nel 2006. Dopo le dimissioni di Rossi, la guida della Federazione passò a Luca Pancalli. L’ultimo dei nomi storici citati in questo percorso è quello di Roberto Fabbricini, la cui nomina avvenne in seguito alle dimissioni di Giancarlo Abete, determinate dalla cocente delusione della mancata qualificazione dell’Italia al Mondiale di Russia 2018, un evento che scosse profondamente il sistema calcistico nazionale.

Una funzione di transizione e risposta alle emergenze

La figura del commissario emerge, dunque, come una vera e propria soluzione di passaggio, pensata e applicata per accompagnare la Federazione fuori da una fase acuta di crisi e per traghettarla verso un nuovo e più stabile assetto organizzativo. Non si è trattato di un ruolo uniforme o immutabile nel tempo: le circostanze che ne hanno richiesto l’intervento sono state molteplici e variegate, così come sono cambiate le cause scatenanti che hanno portato a tale necessità. Dalle emergenze belliche alle profonde crisi sportive, dalle tensioni istituzionali interne agli effetti devastanti di vicende giudiziarie o disciplinari, il commissariamento ha rappresentato, in più occasioni, una risposta di emergenza cruciale e necessaria per il calcio italiano, garantendo la continuità e la riorganizzazione in momenti di estrema difficoltà.

Il contesto attuale: la nomina di Giovanni Malagò

Nel panorama più recente, la Giunta nazionale del Coni si è riunita al Foro Italico alle ore 13, per affrontare la delicata situazione della Federazione. Al termine dei lavori, la Giunta ha deliberato e indicato Giovanni Malagò come commissario della Figc. La proposta di questa nomina è stata avanzata dal presidente Luciano Buonfiglio, con l’obiettivo primario di traghettare la Federazione verso nuove elezioni. L’orizzonte temporale stabilito per questo processo è fissato entro il 31 gennaio 2027, data entro la quale si prevede di ristabilire una gestione ordinaria e pienamente elettiva per la Federcalcio.