Zinedine Zidane e l'Italia si ritrovano da avversari sul campo internazionale, esattamente vent'anni dopo la memorabile notte di Berlino. Questo venerdì, la capitale francese accoglierà la prima partita casalinga di Zidane in veste di commissario tecnico della Francia, allo Stade de France, un appuntamento che riaccende ricordi sportivi, legami profondi con il calcio italiano e ferite mai del tutto rimarginate.

Il nuovo CT dei Bleus incrocia nuovamente gli Azzurri, rievocando un passato ricco di successi e controversie, dalla sua esperienza alla Juventus fino alla finale mondiale del 2006.

Il rapporto tra Zizou e il calcio italiano è sempre stato complesso. Da un lato, si ricordano i suoi cinque anni trascorsi alla Juventus, periodo in cui conquistò il prestigioso Pallone d'Oro e strinse un'amicizia duratura con Alessandro Del Piero, celebrando successi sotto la guida di Marcello Lippi. Dall'altro, persiste una distanza di fondo, evidenziata dalle parole di Gianni Agnelli che, nel 2001, lo definì "Più divertente che utile" quando Zidane scelse di trasferirsi al Real Madrid, legando così la parte più significativa della sua carriera al club spagnolo.

Nonostante la sua affermazione "L'Italia è sempre nel mio cuore", Zidane ha costantemente evitato ogni proposta di panchina in Serie A, mantenendo un certo distacco emotivo dal calcio del nostro Paese.

La Francia attende il suo idolo

Dopo un periodo di cinque anni lontano dalle panchine, seguito all'addio al Real Madrid e in attesa che Didier Deschamps lasciasse il suo incarico, questa sfida contro l'Italia assume per Zidane il sapore di un déjà vu. Se in passato aveva affrontato gli Azzurri solamente con i club, ora torna a incrociarli indossando la maglia che sente più sua, quella dei Bleus. L'entusiasmo attorno a Zizou è palpabile, come spiegato dal centrocampista Manu Koné: "Nessuna sorpresa", ha dichiarato, aggiungendo: "vedrete venerdì allo Stade de France, che ovazione: è perfettamente logico, vista la sua immensa carriera, e la tecnica che ancora mostra in allenamento...".

In questo contesto di grande attesa per il suo idolo, l'Italia si presenta quasi come una comprimaria di lusso, anche a causa della percepita differenza di talento tra giocatori come Olise e i giovani della nazionale di Mancini. Della squadra campione a Berlino, con Gianluigi Buffon che ha lasciato il ruolo di capodelegazione, rimane ormai soprattutto un ricordo.

Berlino e le memorie ingombranti

La memoria ingombrante di Zidane torna inevitabilmente alla celebre testata a Marco Materazzi, un episodio che, pur avendo macchiato la sua carriera per molti osservatori, è stato ampiamente perdonato da numerosi tifosi francesi, i quali ricordano i suoi due colpi di testa decisivi nella finale mondiale del 1998.

In Italia, tuttavia, si rammenta anche un altro gesto controverso: quello in Champions League contro Jochen Kientz, durante Juventus-Amburgo nel 2000, che gli costò cinque giornate di squalifica e, probabilmente, la possibilità di conquistare un secondo Pallone d'Oro.