Giovanni Malagò, attuale commissario della FIGC e candidato alla presidenza della Federcalcio, ha delineato la propria visione per il futuro del calcio italiano. Il suo intervento, avvenuto a Roma il 5 novembre 2026, si è inserito nel vivace confronto politico-sportivo in vista delle imminenti elezioni federali. Dal prestigioso palco di Nexus - Visioni e strategie di sviluppo del territorio, tenutosi a Latina, Malagò ha esposto in dettaglio le motivazioni alla base della sua candidatura, collegando questa scelta alle complesse vicende che hanno interessato la Federazione in seguito all’elezione del 22 giugno.

La candidatura e il confronto con Galliani

Malagò ha fermamente rivendicato la propria decisione di presentare la candidatura, considerandola un passo doveroso e naturale dopo il significativo consenso ottenuto il 22 giugno. Ha inoltre sottolineato come tale scelta sia maturata anche in risposta alle delicate questioni emerse in seno alla Federazione, quali quelle relative al pantouflage, al tesseramento e, in particolare, alla cruciale autonomia del calcio. Nel delineare il proprio percorso rispetto ad Adriano Galliani, l'altro autorevole protagonista della corsa federale, Malagò ha adottato un tono improntato al massimo rispetto.

Ha dichiarato di nutrire per Galliani profonda “stima e rispetto”, precisando con chiarezza che la differenza tra le loro posizioni “non è un tema anagrafico”.

La vera distinzione, secondo Malagò, risiede piuttosto nell’impostazione e nella prospettiva. Mentre Galliani è descritto come una figura profondamente concentrata sul mondo specifico del calcio, Malagò ha espresso l'intenzione di infondere nel sistema federale innovazioni e coraggio, frutto di esperienze e competenze maturate anche in altri contesti. Pur affermando di possedere una solida conoscenza del settore calcistico, la sua proposta mira a un allargamento degli orizzonti. Questo approccio definisce il profilo della sua offerta programmatica: non una mera contrapposizione personale, ma un convinto richiamo alla necessità di ampliare lo sguardo del calcio italiano, integrando nella gestione federale metodologie e visioni sviluppate anche al di fuori del perimetro strettamente calcistico.

Malagò ha mantenuto un atteggiamento di grande correttezza, evitando attacchi diretti e insistendo sull'importanza di un confronto costruttivo, senza spendere parole negative sul suo rivale.

Il commissariamento della FIGC e la scelta difensiva

Un altro aspetto cruciale affrontato nell’intervento di Malagò ha riguardato il controverso commissariamento della FIGC. Il commissario ha argomentato con convinzione che, qualora si fosse proceduto a un voto in Giunta, l'esito avrebbe inevitabilmente generato “soltanto sconfitti”, creando una situazione di stallo e ulteriore divisione. Per questa ragione, Malagò ha strenuamente difeso la decisione adottata, pur riconoscendo che non si trattava della soluzione ideale in assoluto, ma definendola con pragmatismo la “meno peggio” tra le opzioni disponibili.

Questa posizione rafforza la coerenza con cui il commissario lega la propria candidatura alla gestione di una fase considerata estremamente delicata per gli equilibri e la stabilità della Federazione. La sua leadership, in questo senso, si propone come garanzia di continuità e di risoluzione delle criticità emerse.