L'alimentazione nell'infanzia è strettamente legata all'affettività, alla rassicurante presenza materna, infatti, l'essere nutrito è la prima manifestazione d'amore che il piccolo riceve dalla madre. "Il primo atto del neonato dopo la nascita è poppare al seno materno" - scrive Elena Balsamo, pediatra omeopata e specialista in puericultura.

Per questo il cibo non deve essere visto esclusivamente come sostanza che placa la fame, come nutrimento per il corpo; ma di fondamentale importanza sono anche i suoi aspetti psicoaffettivi.

Il cibo può, infatti, essere anche portatore di messaggi, il modo che a volte i bambini utilizzano per esprimersi, per manifestare le loro difficoltà. Periodi di maggiore stress e ansia, di cambiamenti possono essere il motivo di inappetenza, che non andrebbe affrontata esclusivamente facendo ricorso a vitamine o ricostituenti, ma ponendosi degli interrogativi sul benessere psicologico del bambino e cercando di capire cosa sta cercando di comunicare.

Verso i 4-5 anni, per esempio, può accadere che un bambino si rifiuti di mangiare per esprimere la sua esigenza di indipendenza, di autonomia rispetto ai genitori.

Alcuni specialisti affermano anche che vi può essere una identificazione del cibo con la madre che lo somministra: se questa viene vissuta come figura buona, tenera, protettiva, anche il cibo assumerà caratteri positivi.

Alla base del problema col cibo ci può anche essere a volte un rapporto adulto-bambino disturbato non tanto per mancanza di cure materne, quanto paradossalmente per il suo opposto, ossia da attenzioni e cure eccessive, assillanti e prestate con tale ansia che finiscono per essere vissute inconsapevolmente dal figlio come invasive e soffocanti del suo mondo.

E' vero, però, che periodi di inappetenza o di rifiuto del cibo durante l'infanzia sono normali, sono frutto della fase dello sviluppo che il bambino sta attraversando.

Uno di questi delicati momenti è quello dello svezzamento, in cui si passa dal latte ad un'alimentazione solida: l'introduzione di un cibo nuovo può essere per il bambino fonte di ansia. E' normale, e anzi fisiologico, inoltre, che il bambino sia inappetente quando è influenzato o nei casi di malattie esantematiche e di malesseri fisici o nei periodi di minore crescita che richiede un minore apporto calorico. Insomma, il più delle volte il bambino non mangia semplicemente perché non ha sufficiente fame o perché il cibo che gli viene proposto non gli piace.