L'agiografia narra che due fratelli, Giulio e Giuliano, partirono dalla Grecia per sfuggire ad una persecuzione e si recarono a Roma dall'imperatore Tedosio, dal quale ottennero il permesso di evangelizzare parte dell'Italia settentrionale e di costruire chiese cristiane. Giulio era stato ordinato presbitero e Giuliano diacono.
Essi fondarono numerose chiese fino a quando giunsero sulle rive del lago d'Orta (Novara), dove decisero di separarsi.
Giuliano si fermò a Gozzano, dove fondò la novantanovesima chiesa, dedicata a San Lorenzo. Giulio si recò sulla piccola isola che si trova al centro del lago, ma non trovando nessuno disposto a traghettarlo gettò il suo mantello sull'acqua e lo utilizzò come imbarcazione.
La leggenda narra che l'isola fosse infestata da serpenti, simbolo del peccato e della superstizione pagana, e il santo dovette combatterli aspramente, finché tutti scomparvero. Qui costruì la centesima chiesa, intitolata ai Santi Pietro e Paolo.
Non si sa quanto ci sia di vero in questa storia, sicuramente Giulio risulta tra i santi più venerati della zona, mentre si hanno notizie scarse sul fratello Giuliano.
Le reliquie di San Giulio sono conservate presso la basilica sull'isola omonima, mentre quelle di San Giuliano vennero custodite prima presso la chiesa di San Lorenzo e poi vennero traslate presso la Basilica di Gozzano.
Lo storico Paolo Diacono, nella Historia Langobardorum (744), cita la presenza del duca longobardo Mimulfo nell'isola di San Giuliano nel corso del VI secolo. Tale notazione ha innescato un dibattito tra gli storici che sostengono la veridicità del racconto tradizionale che parla dei due fratelli e coloro che sostengono la presenza di un solo evangelizzatore (Giulio o Giuliano) sdoppiato nella tradizione posteriore per soddisfare interessi locali. La questione è tutt'ora dibattuta e argomenti sono stati portati a sostegno di entrambe le tesi.
Il culto di Giulio doveva essere molto fiorente nell'isola, poiché vi sono testi che affermano che la chiesa era frequentata da molti pellegrini e in tutta la zona sono numerose le rappresentazioni iconografiche che lo ritraggono, spesso nell'atto di navigare sul mantello o di scacciare i serpenti con due rami uniti a croce.