La segretaria regionale della Uil Marche, Claudia Mazzucchelli, è intervenuta il 15 settembre 2026 a Cerreto d’Esi, in provincia di Ancona, contro il piano della multinazionale Electrolux. La posizione del sindacato verte sul futuro dello stabilimento marchigiano e sulla tenuta della manifattura regionale. Mazzucchelli ha definito il disimpegno dell'azienda “inaccettabile”, collegando la vertenza alla necessità di ripensare il modello industriale per anticipare le crisi, anziché affrontarle a posteriori.
Rilanciare la manifattura e prevenire le crisi
Nel suo intervento, Mazzucchelli ha affermato che la crisi non riguarda il singolo sito, ma investe l’intera filiera dell’elettrodomestico. La segretaria regionale ha indicato come urgente il rilancio della manifattura marchigiana, a tutela di lavoratrici, lavoratori, territori e nuove generazioni. Ha sollecitato la politica regionale e nazionale ad assumersi le proprie responsabilità nella gestione della vertenza e nelle scelte industriali. “Non vogliamo giocare solo in difesa”, ha aggiunto, chiedendo un cambio di passo e di strategia.
La Uil Marche pone al centro la prevenzione delle crisi industriali. Il caso dell’elettrodomestico mostra la necessità di intervenire prima che le situazioni degenerino. Mazzucchelli ha richiamato l'attenzione sulle aziende che delocalizzano o chiudono impianti strategici dopo aver utilizzato risorse pubbliche. La richiesta è di superare una gestione emergenziale delle vertenze e costruire un modello industriale che tuteli lavoro, filiere produttive e territori.
La mobilitazione a Cerreto d’Esi
La manifestazione di Cerreto d’Esi si è inserita nella mobilitazione contro la scelta di Electrolux di chiudere lo stabilimento marchigiano. Il sito dà lavoro a 170 persone, più l’indotto. Centinaia di operai dagli altri stabilimenti italiani del gruppo, a bordo di sette pullman, si sono uniti a lavoratori e cittadini locali.
Il corteo è partito nella tarda mattinata (ore 11) dal centro di Cerreto d’Esi (piazza Lippera) fino ai cancelli della fabbrica.
Sul palco davanti allo stabilimento, sono intervenuti i tre segretari nazionali di categoria: Massimiliano Nobis (Fim Cisl), Gianluca Ficco (Uilm Uil) e Barbara Tibaldi (Fiom Cgil). Presenti anche numerosi sindaci, amministratori e politici marchigiani. Durante la protesta, è stata chiesta la convocazione immediata del tavolo di crisi al Ministero per le Imprese e il Made in Italy, con la presenza dei vertici internazionali di Electrolux e dei territori coinvolti. L'obiettivo è fare cessare incentivi pubblici a chi delocalizza o chiude impianti strategici in Italia.
I sindacati Fim-Fiom-Uilm, in nota unitaria, hanno ribadito: “Vogliamo discutere di come si tutela il lavoro, si mettono in sicurezza i settori strategici dell’industria e si costruisce una prospettiva, non di come si smantella uno dei più importanti gruppi industriali del paese”. Un forte appello all’unità è stato rivolto per sostenere questa lotta, fondamentale per il futuro del lavoro e per rilanciare l'industria italiana, contrastando le logiche predatorie delle multinazionali che minacciano precarietà e povertà.