Il nostro è un mondo di rifugiati, e cosa meglio di un'Arca rivisitata potrebbe rappresentarlo oggi? In Kentucky (Williamstown) l'hanno costruita, seguendo esattamente tutte le indicazioni originali, a partire dalla lunghezza di 137 metri, 23 metri di altezza e 14 metri di larghezza. Non siamo molto sicuri dell'efficacia che questo spazio avrebbe visto il numero troppo alto di persone in giro che migrano alla ricerca di condizioni di vita dignitosa per essi ed i propri figli, comunque rimane un bel tentativo.
Un progetto costato oltre 100 milioni di dollari americani, dove ci sono state sinergie fortissime tra la chiesa cattolica e gli organi statali federali, tanto da sollevare non poche polemiche riguardo al fatto che lo stato doveva rimanere neutrale e non esporsi in maniera tanto evidente nei confronti di una parte della comunità religiosa del posto.
L'Arca è simbolo di una umanità con forte bisogno di protezione nei confronti delle ondate di odio, di guerra, di terribili misfatti che si consumano sopratutto alle spalle dei deboli. Ci sarebbe bisogno di tante Arche, in tante parti del mondo in conflitto, ma, consideriamo almeno l'Arca del Kentucky come un tentativo di ricordare alla razza umana che le nostre somiglianze sono decisamente tante e le nostre diversità sono superabili solo grazie al buon senso ed alla voglia di vivere in maniera armoniosa.
Ma la struttura dell'arca non è fine a se stessa o museo di se stessa. E' lodevole il fatto che la moderna Arca venga utilizzata per mostre d'arte, tipo quella del reverendo Eduard Hicks, con le sue svariate interpretazioni su tela di una serie di immagini dell'Arca di Noè: la mostra si intitola "Il Regno della Pace". Hicks forse rappresenta al meglio la persona libertina, trasformatasi poi durante la sua esistenza in un ottimo pastore e servo di Dio. Anche il senso dell'Arca in fondo rimane sempre quello: riuscire a combattere le lotte dell'anima ed alla fine tirare fuori il meglio di sé e cercare di trasmetterlo agli altri.