Mariano Rago, presidente regionale di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Campania, lancia un allarme sulla sopravvivenza delle aziende agricole campane. L'agitazione del settore è dovuta all'aumento dei costi produttivi, al caro carburanti e agli oneri sostenuti nelle ultime campagne. Questa crisi coinvolge imprese agricole, cooperative e filiere di trasformazione e distribuzione.

Rago sostiene la protesta del Comitato Agricoltori Avellinesi, in programma sabato 10 ottobre 2026 ad Avellino, in piazza Libertà. Ha richiamato la pressione sui redditi agricoli, affermando che per molte imprese è in discussione la possibilità stessa di continuare a lavorare. Le aziende hanno sostenuto spese non compensate dai prezzi di vendita delle produzioni.

Costi agricoli: l'allarme ISTAT

Le difficoltà, secondo Rago, nascono dalle tensioni sui mercati delle materie prime, iniziate nel 2021 e aggravate dalla guerra in Ucraina. Tra le voci di spesa principali figurano carburanti, fertilizzanti, energia, mezzi tecnici, concimi, sementi, antiparassitari, prodotti per la difesa delle colture, plastiche, materiali di imballaggio e trasporti.

Le imprese anticipano tali costi per coltivare, raccogliere e commercializzare i prodotti, senza conoscere l'esito economico finale.

I dati ISTAT richiamati indicano che nel 2022 i prezzi dei beni e servizi agricoli italiani sono aumentati del 25,3% rispetto all'anno precedente. Nello specifico, i fertilizzanti hanno registrato rincari del 63,4% e i prodotti energetici del 49,7%. Per il 2025, in Campania, la pressione è stata maggiore: i costi agricoli sono cresciuti del 5,1%, contro l'1% della media nazionale.

Rago sottolinea come questi aumenti non siano recuperabili tramite i prezzi di vendita. La crisi climatica aggrava ulteriormente il quadro, sommando nuovi oneri a quelli già sostenuti. Gli effetti sui redditi restano estremamente gravosi per il settore agricolo campano, minacciandone stabilità e continuità operativa.