Questa domanda può avere una risposta affermativa nei termini in cui parliamo di una immigrazione incontrollata. Ma la preoccupazione per il lavoro degli Italiani non può tradursi nella pretesa di una chiusura assoluta delle frontiere. L’esigenza di nuova manodopera, in alcuni contesti e in lavori considerati troppo umili e ormai non più svolti dai nostri concittadini, non può essere ignorata.
Aggiungiamo che non serve solo manodopera, ma anche lavoro qualificato, nuove idee, nuovi cervelli, nuovi entusiasmi fanno crescere un paese, ma se un paese come il nostro rimane immobile davanti all'inarrestabile fuga dei propri cervelli perché non sussistono per alcuni di loro delle condizioni di base e ci si batte poi per l'integrazione qualcosa allora non torna.
Stranieri spesso accusati
Accusiamo spesso gli stranieri anche di prosciugare le risorse nel sociale, ma se parliamo di stranieri che lavorano e pagano le tasse ai loro congiunti, non si può parlare di sottrazione e l'assistenza non può essere negata.
Non dimentichiamoci che molte pensioni italiane vengono anche pagate con i contributi versati da lavoratori stranieri.
Diverso se si parla di ricongiungimenti familiari estesi, garantendo prestazioni assistenziali a categorie di beneficiari indefiniti. Poiché le risorse per l’assistenza non sono infinite, ciò crea ovviamente problemi e inefficienze al sistema Italiano con ritardi ed ingiustizie. A mio avviso questo tipo di assistenza costa molto di più di quella che sarebbe possibile dare nel paese di provenienza dell'immigrato.
Non bisogna poi dimenticare la necessità di affrontare un tema che per l'Italia rappresenta un grande problema nel prossimo futuro, che altri paesi hanno già vissuto e in qualche modo superato, il problema della seconda generazione, in alcuni casi anche la terza generazione è già in atto, formata dai figli degli immigrati, che una volta divenuta adulta farà il proprio ingresso nel mondo lavorativo, con inevitabili ripercussioni nel sociale.
Pregiudizio a priori?
Tornando al quesito iniziale c'è pregiudizio a priori? Si c'è, perché se parliamo di lavoratori in nero che siano immigrati o Italiani è il concetto di base sbagliato e quindi se il nostro pregiudizio che lo straniero ci toglie lavoro è basato sul lavoro nero, siamo decisamente fuori strada. Se la questione invece è rivolta a chi lavora onestamente rispettando le regole basta pensare che il 4,1% del gettito fiscale si deve agli immigrati, il 64,9 % degli stranieri che presentano la dichiarazione dei redditi paga l’Irpef, la percentuale restante ne è esente per ragioni eterogenee e la detrazione si applica per il basso reddito. Gli immigrati pagano una media di oltre 3000 euro a testa di Irpef, stando alla fonte riportata dallo studio economico della fondazione Leone Moressa.
Decisamente le condizioni non miglioreranno per i lavoratori Italiani e stranieri regolari, fin quando non verrà tassata tutta quella parte di lavoro sommerso percentuale sicuramente (molto alta tra gli stranieri).