"Con sevizie e crudeltà ", questa sono le due parole che il magistrato Letizia Ruggeri ha usato al termine di dieci ore di requisitoria, durante il processo a Massimo Bossetti, imputato per la morte di Yara Gambirasio. Parole che servono a seppellire la totale mancanza di prove certe e la montagna di dubbi che accompagnano la sua molto probabile richiesta di ergastolo.

Due parole, che l'accusa utilizza come un lasciapassare per la giustizia italiana, che sembrano riassumere il concetto: "anche se probabilmente abbiamo sbagliato le indagini sin dal principio, anche se non esistono prove sufficienti quel che è fatto è fatto, abbiamo un colpevole, tante persone e stimati professionisti hanno lavorato sul caso, tanti, troppi soldi sono stati spesi in questa indagine, non si può perdere di credibilità e creare un putiferio nella giustizia italiana."

Con sevizie e crudeltà

Condanniamo Massimo Bossetti e lasciamo perdere la ricerca della verità.

Il popolo italiano presto dimenticherà e tutta la vicenda Yara Gambirasio finirà nel'oblio, ma se invece Bossetti dovesse essere assolto, inizierebbe il processo a tutti quelli che hanno sbagliato, ci sarebbe una probabile maxi richiesta di risarcimento danni e tantissime conseguenze, meglio arginare subito il problema e mettere fine a tutto ciò. In fin dei conti anche le persone di Brembate, quelle che sanno e che tacciono, e quelle che hanno paura di conoscere la verità, hanno già messo un tappo sulla vicenda, poichè è molto più confortante avere un nome ed un volto, piuttosto che vivere con la consapevolezza che che un sadico assassino è ancora in circolazione e livero di agire indisturbato, e se un domani un'altra ragazzina dovesse morire, poco importa, sarà stato qualcun'altro, sarà tutta un altra storia. 

Il caso è chiuso, buttate via le chiavi.

"Con servizie e crudeltà", nei confronti della giustizia e della verità

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