È notizia delle ultime ore che più di 200 mila account Apple sarebbero stati violati. Gli hacker hanno avuto terreno fertile nei sistemi operativi di tutti quei melafonini modificati con jailbreak. A fornire ulteriori dettagli in merito alla vicenda sono stati i ricercatori di Palo Alto networks e Weiptech, i quali hanno approfondito tempi e modalità di sviluppo dell'attacco. Il malware che ha permesso di accedere a questa enorme quantità di dati sensibili e password viene identificato con il nome di KeyRaider, diffusosi in maniera esponenziale per “merito” di Cydia, vale a dire il software open source appositamente destinato ai terminali su cui siano state messe a punto le procedure di sblocco, permettendo così di accedere a sezioni e funzionalità che, altrimenti, risulterebbero inaccessibili sugli iPhone.
Una volta insidiatosi nel sistema operativo, il malware è definitivamente entrato in funzione ed ha quindi inviato tutto il materiale raccolto ai rispettivi server.
Vulnerabilità presenti sugli smartphone
Occorre una premessa: iOS è, senza alcun margine di dubbio, il sistema operativo più sicuro per quanto riguarda i dispositivi mobili. In molti lo considerano praticamente inattaccabile e, proprio in virtù di questa consapevolezza, da sempre Apple sconsiglia agli utenti di apportare modifiche al sistema che, pur conferendo una maggior libertà a livello operativo e di personalizzazione, fa venir meno la solidità che contraddistingue i device della Mela e li espone ad ogni potenziale attacco esterno.
L'esclusività di tale caratteristica emerge con ancora più evidenza qualora si andassero a fare paragoni diretti con i sistemi operativi concorrenti, quali ad esempio Android che, pur essendo notevolmente migliorato in questi ultimi anni, non è altrettanto “inviolabile” quanto iOS. Tenendo conto di queste motivazioni, gli smanettoni del robottino verde effettuano modifiche con molta più frequenza, installando i permessi di root nel 90% dei casi. Questi, al pari del jailbreak, invalidano la garanzia ed abbattono ulteriori barriere all'entrata che minano la stabilità di un software già di per sé vulnerabile.