Sarebbero oltre 10 mila i ribelli siriani disposti a negoziare con il governo di Damasco, al fine di combattere contro le milizie jihadiste dell'ex Fronte al-Nusra. La notizia è stata resa nota dallo sceicco Saleh Naimi, a capo del Consiglio nazionale per la pace e riconciliazione in Siria, ed è di estrema importanza per la risoluzione finale del conflitto. L'eliminazione delle milizie ex qaediste, unite alla sconfitta definitiva dell'Isis che maturerebbe con la presa di Raqqa, consentirebbe di porre fine ai combattimenti in territorio siriano, lasciando spazio alla prospettata soluzione politica.
Ed è proprio nell'ambito dei negoziati di Astana tra il governo di Bashar al-Assad e l'opposizione moderata che sarebbe partita questa proposta che vede coinvolti un grosso numero di miliziani delle province di Homs, Idlib ed Hama. Saleh Naimi avrebbe pertanto chiesto un incontro tra i rappresentanti dell'opposizione siriana e del governo russo. Mosca, secondo questa prospettiva, avrebbe il compito fondamentale di supportare queste milizie e garantire il rispetto degli accordi da parte di Damasco.
I ribelli vogliono l'amnistia
"Questi uomini sono pronti a partecipare alla liberazione di Deir ez-Zor", ha detto lo sceicco Naimi, dichiarando che i comandanti sono fin d'ora disponibili ad incontrare i russi in territorio neutro (in Turchia, ndr) e definire il piano d'azione.
In pratica, in cambio del supporto militare all'esercito regolare siriano, questi ribelli chiedono l'amnistia da parte del presidente Assad. Una proposta che potrebbe essere accettata, se consideriamo che in Siria esiste già il ministero per la riconciliazione che tratta quotidianamente con gruppi ribelli che hanno combattuto e combattono tutt'ora al fianco delle milizie islamiste. La proposta di Damasco è quella di arrendersi e consegnare le armi in cambio dell'amnistia. Il Consiglio nazionale per la pace e rinconciliazione è, invece, una struttura non governativa che funge da intermediario tra il governo di Assad ed i capi dell'opposizione moderata.