"Un Capitano, c'è solo un Capitano". Si alza l'urlo straziante dei tifosi, e non solo, all'uscita del feretro dalla basilica di Santa Croce. E' l'ultimo saluto, che in molti resta strozzato in gola, a Davide Astori, in una Firenze ancora attonita. In migliaia si sono presentati ieri ai funerali del giocatore simbolo della Fiorentina dei nostri giorni. L'arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori, si è soffermato sul "progetto di vita" di Astori, che lo ha legato a Francesca, sulla sua tenerezza paterna, sul suo impegno come uomo di sport, sano e forte, un modello da seguire. Le bandiere al vento, gli striscioni appesi ai balconi, le sciarpe tenute strette fra le mani, lunghi applausi, Firenze si è stretta così per l'ultima volta attorno ad Astori, sin dall'arrivo della salma da Coverciano, nella mattinata. Una breve sosta di fronte allo stadio "Artemio Franchi", dove Astori ha conquistato l'affetto dei fiorentini, dando sempre il massimo ogni domenica. Davide Astori era di San Giovanni Bianco, un piccolo centro della provincia di Bergamo.
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