Un’autentica organizzazione criminale di sede in Sicilia è stata sgominata stamattina dalla Guardia di Finanza. Una organizzazione dedita allo sfruttamento di manodopera in agricoltura, sottopagata, in nero e senza alcuna sicurezza per la salute dei malcapitati lavoratori. A Monfalcone invece, un imprenditore è stato arrestato dai Carabinieri dopo disposizione del Giudice per le Indagini Preliminari più o meno con le stesse accuse.
Il caporalato torna ad occupare le prime pagine della cronaca, senza distinzioni geografiche, da Nord a Sud, come riportano molti media oggi, tra i quali il quotidiano “l’Avvenire”. Sfruttamento del lavoro di gente bisognosa di portare a casa dei soldi, in questo caso stranieri, perché in Sicilia i malcapitati erano romeni, mentre in Friuli erano africani del Mali e del Senegal.
Dodici ore al giorno di duro lavoro sottopagato ed a rischio
L’Avvenire parla di schiavi romeni riferendosi al blitz della Guardia di Finanza di Marsala che ha sgominato una banda composta da 4 persone che erano i datori di lavoro di braccianti agricoli provenienti dalla Romania.
I 4 sono stati denunciati per caporalato e quindi con le pesanti accuse di sfruttamento del lavoro nero, minacce, percosse, ingiurie con le aggravanti dello sfondo razziale. I lavoratori erano retribuiti con 3 euro all'ora per giornate di lavoro da 12 ore, senza alcuna assicurazione previdenziale, infortunistica e sociale. I lavoratori erano forniti al gruppo da cooperative che accompagnavano fisicamente i lavoratori sui campi di lavoro dove venivano continuamente sorvegliati, insultati e fatti oggetto di violenze, intimidazioni e offese a sfondo raziale. Dalle perquisizioni e dalle indagini della Guardia di Finanza trovano conferma anche le lunghe giornate di lavoro a cui erano sottoposti i lavoratori (con 30 minuti al massimo di pausa pranzo) e l’uso delle armi da parte del gruppo di sfruttatori quando minacciavano i lavoratori che non potevano nemmeno farsi medicare in caso di incidenti fortuiti sul posto di lavoro.
I 4 denunciati con obbligo di dimora sono 3 italiani ed un romeno e sono stati sottoposti a sequestro una cooperativa e beni per 400.000 euro. L’area interessata da questo obbrobrio è il trapanese, con lavoratori impiegati in queste attività sommerse nei comuni di Marsala, Salemi, Mazara del Vallo, Partanna, Castelvetrano e Pantelleria.
Cantieri navali come i campi agricoli
Una vicenda pressoché identica quella del goriziano, stavolta però riguardante cittadini africani ed un cantiere navale al posto dei campi agricoli. In provincia di Gorizia, a Monfalcone, un venezuelano imprenditore in Italia è stato arrestato dai Carabinieri con accuse di caporalato, di estorsione, di minaccia aggravata e di sfruttamento di manodopera.
L’imprenditore sfruttatore è socio di una ditta che opera nelle aree dove Fincantieri sta costruendo nuove navi da crociera. L’uomo, in base alle ipotesi di reato di cui è stato oggetto, costringeva lavoratori del Mali, del Senegal e del Gambia a lunghe giornate di lavoro. In questo caso tutto regolare dal punto di vista delle assunzioni, solo che i lavoratori erano costretti a restituire in contanti allo stesso imprenditore parte dello stipendio loro erogato. L’operazione dei Carabinieri ha portato alla luce gravi inadempienze anche per società fornitrici di corsi di formazione per lavoratori. Infatti i dipendenti sfruttati venivano costretti sempre sotto minaccia, a pagarsi corsi di formazione da 600 euro cadauno, in tecniche di sicurezza sui cantieri da lavoro, corsi che i lavoratori non potevano frequentare perché costretti a restare sul posto di lavoro.
Docenti e organizzatori dei corsi compiacenti con lo sfruttatore, sono stati denunciati a piede libero (7 persone in tutto) perché certificavano la presenza ai corsi dei malcapitati lavoratori. I Carabinieri per le indagini si sono avvalsi della collaborazione dei servizi di sicurezza di Fincantieri.