Il governo italiano sta mettendo a punto un’ipotesi di decreto mirato alla tutela dei lavoratori dell’indotto dell’ex Ilva. L’esecutivo, riunito a Roma, ha lavorato intensamente il 15 settembre 2026 per definire un pacchetto di interventi da sottoporre al tavolo con le organizzazioni sindacali, convocato a Palazzo Chigi per il giorno successivo, il 16 settembre 2026. L’obiettivo primario di questo confronto è individuare gli strumenti straordinari più efficaci da impiegare in seguito alla decisione di chiudere l’area a caldo dello stabilimento di Taranto.
Tra le misure attualmente in fase di studio figurano la cassa integrazione e altri dispositivi di accompagnamento, pensati per assicurare la sicurezza dei lavoratori più esposti alle conseguenze della chiusura. La strategia governativa prevede la presentazione di queste proposte durante la riunione mattutina con i sindacati. Le soluzioni condivise in quella sede dovrebbero poi essere rapidamente integrate in un decreto, da portare all’approvazione del Consiglio dei ministri nel pomeriggio dello stesso giorno.
Il rinvio del vertice e le misure in discussione
Il tavolo sull’ex Ilva, presieduto dal sottosegretario Alfredo Mantovano, ha raggiunto la sua ventesima riunione dal 23 ottobre 2023. Inizialmente, un precedente incontro aveva fissato un nuovo appuntamento per il 15 settembre 2026, ma la riunione è stata successivamente posticipata al 16 settembre 2026. Questo rinvio è stato motivato dalla necessità di disporre di maggiore tempo per una più accurata definizione degli interventi e delle misure da adottare.
Il fulcro delle discussioni rimane la tutela dei lavoratori dell’indotto strettamente connesso all’ex Ilva. Il decreto su cui il governo sta lavorando è strettamente legato alla necessità di introdurre strumenti straordinari in risposta alla chiusura dell’area a caldo.
La sequenza temporale delineata concentra, in un’unica giornata, il dialogo con le parti sociali e il successivo passaggio in Consiglio dei ministri, con l’intento di recepire nel provvedimento le misure concordate durante il tavolo di confronto.
La mobilitazione a Taranto e la questione occupazionale
A Taranto, in attesa della nuova convocazione a Palazzo Chigi, la protesta dell’indotto ha assunto forme significative, caratterizzate da sciopero, cortei e blocchi stradali. Questa mobilitazione è stata indetta dalle sigle sindacali Fim, Fiom, Uilm e Usb, a seguito della conferma della chiusura dell’area a caldo dello stabilimento entro la fine di ottobre. Tale decisione ha riattivato l’iter per le procedure di licenziamento collettivo, mettendo a rischio circa 2.500 lavoratori.
Le organizzazioni sindacali hanno avanzato richieste perentorie, sollecitando il blocco dei licenziamenti e l’adozione di misure urgenti a beneficio di tutti i lavoratori coinvolti, inclusi quelli impiegati negli appalti. La situazione a Taranto evidenzia la crescente preoccupazione per la tenuta sociale della città, in un contesto di incertezza occupazionale e industriale.