Sfruttando cellule staminali umane, i ricercatori della Florida State University e della Johns Hopkins University hanno scoperto che il virus Zika tende a infettare le cellule da cui si formano i neuroni della corteccia cerebrale, la parte più esterna e nobile del cervello umano. In questo modo il virus rende più probabile che le cellule muoiano durante lo sviluppo oppure diano vita a neuroni di ridotte dimensioni e non funzionanti correttamente.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Cell Stem Cell.

La relazione tra il virus Zika e la microcefalia

Il virus Zika, che è stato individuato in 26 nazioni dell'America Latina e della regione caraibica, fa parte del genere flavivirus, dal termine latino flavus, che vuol dire giallo. Di questo genere fa parte il virus della febbre gialla, chiamata così perché induce ittero e, dunque, una colorazione giallastra della pelle.

Il virus Zika viene trasmesso all'essere umano da alcuni tipi di zanzare che lo inoculano tramite le punture. Negli adulti tale infezione produce sintomi molto leggeri o non ne produce affatto.

Al contrario, nei feti o nei neonati si sospetta che l'infezione da virus Zika porti a microcefalia, cioè a un ridotto sviluppo del cervello, e ad altri gravi disturbi neurologici come una paralisi progressiva degli arti nota come sindrome di Guillain-Barré. In realtà si tratta di molto più di un sospetto, se è vero che il primo febbraio 2016 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito l'infezione da virus Zika un'emergenza per la salute pubblica di rilevanza internazionale. 

Una possibile relazione causa-effetto

"Il virus è stato isolato nel liquido amniotico di due donne incinte" dice in apertura Guo-li Ming, neuroscienziato della Johns Hopkins University e coordinato dello studio "ai cui nascituri è stata diagnosticata la microcefalia.

Questa osservazione ha suggerito che il virus, una volta infettate le cellule della cute, può raggiungere il circolo sanguigno e superare il filtro della placenta. A conferma di ciò, il virus è stato isolato anche nel tessuto nervoso di neonati affetti da microcefalia".

I meccanismi con cui il virus Zika causa la microcefalia sono, tuttavia, ancora sconosciuti e la ricerca in merito incontra enormi difficoltà dato che l'accesso al tessuto nervoso fetale umano è molto difficoltoso. "Noi abbiamo percorso una strada alternativa" precisa Guo-li Ming "utilizzando cellule umane staminali pluripotenti destinate a diventare neuroni maturi. Abbiamo osservato che il virus Zika mostra una predilezione per queste cellule staminali, che sono le progenitrici dei neuroni della corteccia cerebrale.

L'infezione di queste cellule, inoltre, produce errori nella trascrizione dei geni che si traducono in un rallentamento dello sviluppo neuronale e nella morte di numerose cellule progenitrici". Lo studio, per ammissione degli stessi autori, non risponde in maniera definitiva alla domanda che riguarda la relazione di causa ed effetto tra il virus Zika e la microcefalia, ma svela un meccanismo importante, fornisce una tecnica nuova per aggredire il problema e indica una strada molto promettente per testare nuovi farmaci e vaccini.