Sembrerebbe possibile tirare un sospiro di sollievo per la giovane donna cristiana condannata a morte per apostasia in Sudan. Dopo una mobilitazione mondiale, che ha visto molte cancellerie europee e internazionali fare notevoli pressioni governative, il Governo del Paese africano potrebbe aver optato per la liberazione.

Un risultato importante e non scontato, nonostante le proteste siano state caratterizzate da un crescendo d'indignazione; in un primo momento le autorità politiche e religiose sudanesi avevano adottato un atteggiamento d'intransigenza, che non lasciava intendere spazi di negoziazione.

Imprigionata e condannata a morte. Le fasi della vicenda.

Il Sudan è uno dei Paesi dell'Africa dove risulta in vigore la sharia, ovvero la legge islamica. Miriam, la donna protagonista delle tristi vicende, era stata denunciata da un parente per apostasia, dopo aver abbracciato la fede cristiana.

In seguito alla denuncia il suo ultimo matrimonio è stato annullato, mentre la donna era stata imprigionata e processata. Il risultato fu una condanna a morte per impiccagione, nonostante Miriam avesse già diversi figli e risultasse al momento in dolce attesa.

L'apostasia: cos'è e come funziona

Il termine apostasia deriva dal greco e significa separazione. Nel contesto della vicenda appena trattata definisce l'abbandono formale della propria fede, per convertirsi ad una nuova religione.

Molte fedi considerano l'apostasia un peccato o una forma di degenerazione. Quando i dettami religiosi hanno valore legale all'interno di uno Stato, allora una simile condotta può portare a condanne molto severe, fino alla pena di morte.