E' già in libreria "Il capitale del XXI secolo" scritto dall'economista francese Thomas Piketty, il nuovo successo editoriale in fatto di letteratura economica. Sarà discusso domani sera a Servizio Pubblico, su La7, ore 21.10, in un confronto televisivo tra l'autore e Pier Luigi Bersani. La tendenza alla stabilizzazione e polarizzazione delle classi sociali e tenori di vita viene da lontano - scrive Piketty - non è solo o tutto frutto della crisi, in sostanza vi è anche una buona componente ideologica retaggio del passato.

Piketty si sofferma principalmente sul tema delle diseguaglianze, avanza comparazioni con bellissime pagine dell'Ottocento, presenta dati statistici e geolocalistici, soprattutto riguardo all'andamento del reddito dei paesi esaminati. Insomma, un testo di facile lettura, nonostante la mole : 950 pagine da assumere tutto d'un fiato!

E' Il Capitale del terzo millennio, degnissimo erede dell'illustre predecessore, cui ben due premi nobel per l'economia - Krugman (Premio Nobel 2008) e Stiglitz (premio Nobel 2001) hanno dedicato un pensiero, leggibile sul retro copertina.

E c'è da credere che il prossimo candidato a Premio Nobel per l'Economia sia proprio lui : Piketty. L'idea di fondo è che le difficoltà della stagnazione economica sono su scala globale ma la questione è tutta ideologica e viene dal passato. Piketty propone varie ricette che si sintentizzano in una unica necessità: evitare l'eccessivo accumulo di ricchezza nelle mani di pochi. Anche Stiglitz nel 2012 scrisse un libro simile 'Il prezzo della disuguaglianza - Come la società divisa di oggi minaccia il nostro futuro' (Einaudi), poi seguito dal ben più agevole Bancarotta, in cui analizza le vicende del default americano ed il suo espandersi in tutti i paesi del globo. Anche Stiglitz propone le stesse ricette di Piketty.

Tutti gli economisti sono su questa linea d'onda, anche gli economisti politici come Pier Luigi Bersani, già Ministro per lo Sviluppo economico e l'industria nei governi Prodi e D'Alema. In sostanza, il pensiero di Bersani è molto in linea con Piketty. Dice Bersani: 'Non si chiede ad un ricco di rinunciare alle sue ricchezze, comunque accumulate in anni di lavoro familiare o personale, ma di rendere conto degli accumuli che oltre un certo limite dovrebbero tornare a rifondare il reddito sociale e reggere, in questo modo, agli urti delle eventuali crisi dei vari passaggi storici ma anche per poter sostenere l'aumento esponenziale della popolazione e delle giovani generazioni che si affacciano sul mercato del lavoro.