Il 16 ottobre si terrà a Bruxelles un vertice tra gli Stati membri per "valutare nuovi e ulteriori sistemi di sicurezza negli aeroporti" per fronteggiare l'emergenza legata al virus Ebola. Così il ministro della Salute, Lorenzin. La riunione è stata convocata su richiesta italiana. "Si discuterà delle procedure di controllo negli aeroporti di ingresso sul territorio Ue con voli provenienti da aree affette dal virus. Lo scopo è incrementare la capacità di risposta all'epidemia e ridurre rischio diffusione". Intanto il Direttore del Centro Nazionale Trapianti, Nanni Costa, è intervenuto sulla problematica e intervistato da Rai News ha fatto sapere che il settore dei trapianti ha avviato il codice di massima allerta per i trapianti e le donazioni di sangue.

Questo perché una persona infettata potrebbe non presentare sintomi prima dei 21 giorni dal contagio, ed i suoi organi, sebbene possano apparire sani a prima vista, potrebbero essere altamente infettivi. Quindi stop a trapianti e donazioni per tutti coloro che provengono dall'Africa ma è chiaro che il rischio resta comunque altissimo.

Il lavoro è nelle mani di un gruppo di medici ed infermieri veramente "angelici". Marina Berti, analista di laboratorio per Emergency è tra i volontari più attivi sul fronte dell'impegno personale. Ha chiesto di recarsi in Sudan per la terza volta perché "sento che è mio dovere" ha detto a Lorenzo di Las Plassas, giornalista di Rai News. Ebola è stato scoperto nel lontano 1976, proviene dal Congo e Sud Sudan, ed è sempre stato tenuto sotto controllo ma quella del 2014 è in assoluto la peggiore epidemia data da questo virus.

Il rischio che possa arrivare in Italia è del 5-10% sulle possibilità. Secondo recenti ricerche il fenomeno ha avuto una recrudescenza quando alcune compagnie occidentali e cinesi sono entrate nella giungla per il disboscamento, essendo stati costretti a mangiare carne soprattutto di scimmie. Comunque il vettore di Ebola è sempre un liquido.

La rivista Focus ha fatto una ampia analisi della malattia. Il vaccino non esiste ancora, si stanno sperimentando alcune soluzioni. In America, soprattutto, l'allarme è altissimo, dopo il caso del paziente zero Thomas Eric Duncan morto giovedì. E oggi dal Texas arriva un altro lancio d'Agenzia per cui si viene a sapere che l'infermiera che ha assistito Ducan è risultata positiva ai test preliminari e si è ricoverata proprio questa sera all'Health Presbyterian Hospital di Dallas, dove sono tenuti sotto osservazione tutti i parenti di Duncan ed altre 40 persone che sono state a contatto, anche indirettamente.

A oggi - quando le vittime vengono immediatamente idratate, nutrite e curate con appositi farmaci antipiretici - hanno una qualche probabilità di sopravvivenza, come è successo a due medici curati negli Stati Uniti con farmaci antipiretici e reidratati a cui è stato somministrato in via eccezionale il farmaco Zmapp.

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