L'orrore in diretta Web, l'Isis diventa uno 'spettacolo multimediale' con le sue macabre esecuzioni. Non è bastato il video del giornalista James Foley, ora le decapitazioni documentate in diretta continuano a susseguirsi ora dopo ora, quasi come se il messaggio all'umanità voglia diventare ancora più terrificante.

La censura è d'obbligo, perchè le immagini sono troppo cruente così come quelle riguardanti l'esecuzione del giornalista americano (che, in realtà, sarebbe stato ucciso a telecamere spente).

Le immagini raccapriccianti di queste carneficine, ormai, stanno diventando il marchio di fabbrica dell'Isis: non vengono usate ghigliottine, no, c'è il sadico desiderio di vedere la propria vittima morire dopo quindici secondi terribili da quando il coltello affonda la propria lama nel collo del malcapitato, che non può difendersi visto che le mani sono legate dietro la schiena, come se fosse un agnello da sacrificare.



Ciò che però fa più riflettere è come, nonostante la censura cerchi in ogni modo di bloccare la visione di queste immagini terribili, il popolo del Web, quello più 'curioso', chissà per quali motivi assurdi, continua a cercare nella Rete questi video che non fanno altro che 'pubblicizzare' questi incredibili massacri.

C'è il rischio di un'emulazione, c'è il rischio di diventare insensibili anche a questi atti crudeli e satanici e siamo solo all'inizio di quello che sta diventando, giorno dopo giorno, un incubo. Se dopo la fine di Saddam Hussein o quella di Bin Laden, il mondo occidentale aveva gridato al successo e alla vittoria contro l'estremismo islamico, di fronte a questi tragici ritorni alla violenza efferata, non rimane altro che ammettere che si è trattato di una 'vittoria di Pirro'; un successo effimero che non è servito praticamente a nulla, se poi l'orrore e la violenza inaudita sono tornate in maniera ancora più devastante, quasi come se il mondo non potesse farne a meno. Sempre in nome di un Dio, Allah, per il quale continua ad essere versato troppo sangue innocente.