Giorni fa a Lavagna, Liguria, un sedicenne si è tolto la vita durante una perquisizione della Guardia di Finanza perché trovato in possesso di alcuni grammi di hashish. Il ragazzo era stato precedentemente fermato davanti al liceo che frequentava ed aveva ammesso di possedere della droga. Ad attivare le Fiamme Gialle sembra siano stati i genitori: la madre temeva che suo figlio diventasse dipendente dalla sostanza e così si è rivolta alle Forze dell'ordine pensando di riuscire, così, a convincerlo a smettere.

A seguito di questa tragica vicenda, il generale della Guardia di Finanza di Genova, intervistato da Il Giorno, si pente di aver effettuato la perquisizione domiciliare che ha spinto il giovane a lanciarsi dalla finestra della sua abitazione.

Il pentimento del comanante

Se potesse tornare indietro, il generale della Guardia di Finanza di Genova non procederebbe alla perquisizione. Queste sarebbero le sue parole rilasciate in un'intervista. Il comandante, in seguito all'esito tragico del blitz, si dice pentito per la decisione presa e per non aver adottato una soluzione alternativa.

In veste di militare, sa di aver svolto il suo dovere: ha risposto alla richiesta di aiuto dei genitori del giovane e precisa di essere intervenuto usando tutte le cautele possibili. Ma le critiche non sono mancate, anche dal Procuratore dei minori della Liguria che avrebbe sconsigliato la perquisizione. II generale si difende sostenendo che le decisioni devono essere immediate e, così, non rimane che agire con professionalità. Il militare si era attivato in seguito alla segnalazione della madre adottiva del ragazzo, preoccupatissima per il figlio, la quale temeva che il ragazzo facesse uso di sostanze e che frequentasse brutte compagnie.

Le parole della madre del ragazzo

Durante il funerale, la madre del giovane ha ringraziato la Guardia di Finanza per aver ascoltato il grido di dolore e di disperazione di una madre che ha provato in tutti i modi a combattere la dipendenza del figlio. Sarebbe stata proprio la donna, dunque, a recarsi in caserma per chiedere aiuto ai militari sentendosi ormai impotente. Non ci sono stati né rancore né rimpianto nelle parole della madre del ragazzo.