Come duplicare un software che è scaricabile gratis e finire in galera. È successo a Eric Lundgren, americano, imprenditore nel campo dei computer che ha il pallino del riciclo della spazzatura elettronica.

Quindici mesi

Lundgren varcherà le porte del carcere fra tre settimane: dovrà passarci 15 mesi per violazione delle leggi sul copyright e per associazione a delinquere finalizzata al traffico di beni contraffatti.

Il 33enne Lundgren ha ammesso di avere, insieme a un intermediario, tale Bob Wolff, duplicato e distribuito 28mila copie non autorizzate di un disco di ripristino (“Original Equipment Manufacturer restore CD”) che chiunque può scaricare gratis dal sito della Dell.

I quindici mesi di galera sono il risultato del combinato disposto tra le leggi americane sul copyright e alcune scelte non proprio felici compiute da Lundgren. Grazie all'intensa azione di lobbying da parte dell'industria musicale e cinematografica, infatti, le pene previste per la violazione del copyright sono piuttosto severe.

Senza contare il fatto che in almeno una quarantina di casi la pubblica accusa ha scelto di usare la mano pesante, optando per il penale, quando invece avrebbe potuto lasciare il campo a una causa civile per danni.

Il disco di ripristino

Ma a che serve il disco di ripristino della Dell? In pratica serve a riportare il computer ai settaggi di fabbrica, il che può rendersi necessario, ad esempio, quando la macchina è irrimediabilmente infestata dai virus. Dettaglio importante: il CD è gratis, sia quando si compra fisicamente una macchina Dell, sia quando lo si scarica dal sito. Va pure sottolineato che il disco di ripristino non significa che una macchina che già non ce l'abbia installato possa usufruire di Windows “a gratis”: il software, infatti, per funzionare necessita di essere autenticato, il che significa dover provare a Microsoft che è genuino.

I fatti

Sui fatti non c'è disputa tra i protagonisti (Lundgren, la Microsoft e il governo federale). Nel 2011 Lundgren viveva in Cina e lavorava con intermediari americani per procurarsi pezzi di ricambio generici per la riparazione dei pc. A un certo punto Wolff gli propose di inviargli un disco di ripristino della Dell: Lundgren lo avrebbe duplicato in Cina e Wolff avrebbe venduto le copie ai rivenditori del mercato secondario. Detto, fatto. Con un dettaglio non da poco: le copie cinesi avevano tutte sopra il logo della Dell e della Microsoft.

Tutto bene finché nel 2012 il governo americano non intercettò un carico di questi dischi e stabilì che erano contraffatti. Come al solito, si decise di attaccare l'anello debole della catena, e cioè Wolff, che decise di collaborare con le autorità e di agire da agente provocatore.

Gli dissero di proporre un acquisto a Lundgren e quando i dischi (per un valore di 3400 dollari) arrivarono negli Stati Uniti, li sequestrarono. Sia Wolff che Lundgren finirono sotto accusa davanti a un grand jury.

Per Lundgren la motivazione era ecologica: evitare di buttare in discarica i vecchi pc. Quanto alla Dell, un suo investigatore una volta gli disse che “tecnicamente” aveva fatto loro un favore, evitando alla compagnia di distribuire gratis 28mila CD. Il governo e la Microsoft sono di opinione un po' diversa: secondo loro con i loghi Dell e Microsoft Lundgren e Wolff volevano spacciare i dischi come genuini.

La corte alla fine ha stabilito che i 28mila CD sequestrati valevano 25 dollari a pezzo, cioè 700mila dollari.

E dire che se i due avessero venduto i CD a clienti singoli, non sarebbe successo nulla. Perché se invece si tratta di vendere pc usati a lotti, allora le cose cambiano. La politica della Microsoft, in questo caso, è che se uno vuole vendere delle macchine usate deve fornire certificati di autenticità e dischi di ripristino.

Solo che questo non succede quasi mai, nel senso che chi si vuole disfare di un certo numero di vecchi pc sul mercato secondario, per esempio l'ufficio periferico di una banca, di solito non fornisce all'acquirente i CD di ripristino. Da qui la prassi della Microsoft di richiedere il pagamento di 25 dollari per un dischetto e per una “licenza pulita”, così che l'acquirente possa poi caricare Windows 10 e in seguito rivendere le macchine così rigenerate.

L'argomento degli avvocati di Bill Gates, accolto dalla corte, è che Lundgren e Wolff volevano vendere i CD a meno di 25 dollari, il che avrebbe defraudato la MS dei suoi 700mila bigliettoni. Peraltro la Microsoft ha chiesto a Lundgren un indennizzo di 420mila dollari per mancato profitto, non si sa in base a quale calcolo. Va anche notato che i 28mila CD non sono mai stati venduti. Per il giudice evidentemente non ha avuto alcun peso il fatto che non c'è nessuna legge che obblighi gli acquirenti/rivenditori del mercato secondario a pagare i 25 dollari al padrone di Windows.

Morale della favola: anche se è improbabile che molti di noi finiscano in Cina a decidere se duplicare o no qualche migliaio di dischetti, è però preoccupante che si possa finire in carcere per il solo fatto di scaricare e duplicare software che viene messo a disposizione di tutti gratuitamente.