La Commissaria europea alla concorrenza Margrethe Vestager ha ammonito duramente il governo di Dublino: l'Irlanda deve recuperare nel minore tempo possibile ben 13 miliardi di euro di tasse dal colosso statunitense della tecnologia Apple che fino ad oggi ha goduto di una tassazione troppo privilegiata.
La Apple avrebbe stabilito la sua sede europea in Irlanda proprio per godere di una tassazione molto minore rispetto agli altri Paesi europei e di sgravi fiscali molto vantaggiosi, ma l'aliquota applicata dal governo di Dublino alla Apple è stata giudicata dalle autorità comunitarie davvero troppo bassa: solamente lo 0,005%.
Le regole comunitarie
La normativa comunitaria in materia di concorrenza è molto chiara e prevede che non ci siano aziende privilegiate rispetto ad altre e che ogni impresa versi le tasse dovute al governo del Paese in cui ha la sua sede e in cui vengono contabilizzati i profitti.
Gli aiuti di Stato e le tasse troppo agevolate sono assolutamente vietati; la Commissaria alla concorrenza ha spiegato: " Consideriamo questi tredici miliardi come tasse non pagate grazie ad accordi fiscali ad hoc, che per anni hanno permesso alla Apple di raccogliere i propri profitti attraverso società non tassabili dalla legge irlandese.
Si tratta di un beneficio altamente selettivo per una società, assolutamente non in linea con le norme comunitarie". La Vestager ha chiarito che la concorrenza libera tra le aziende fornitrici di beni e servizi viene considerata dalle autorità comunitarie la cosa più importante per mantenere sana l'economia dell'Unione Europea.
Società fantasma e paradisi fiscali
La Apple avrebbe approfittato di alcuni cavilli delle leggi irlandesi in materia di concorrenza per creare due società fantasma basate in Irlanda alle quali venivano subito trasferiti i profitti del colosso tecnologico realizzati in territorio europeo; gli stessi profitti venivano poi indirizzati in paradisi fiscali.
Non solo la Apple, ma anche altre imprese avrebbero usato la legge irlandese per riciclare i propri profitti in paradisi fiscali e anche su questo le autorità comunitarie vogliono vederci chiaro; le regole, hanno ribadito da Bruxelles, sono le stese per tutti e non devono esistere favoritismi. " La retroattività implicherebbe un cambiamento delle regole.
Nessuna regola è sta cambiata. Stiamo parlando di tasse non pagate, ed è un questione completamente diversa. Credo sia importante fare il nostro lavoro e anche essere sicuri di garantire una concorrenza equa in tutta Europa, dove le società non godano di benefici selettivi", detto ancora la Commissaria.
Il problema di tassare le attività digitali
Da tempo in Europa e in generale ci si chiede come fare per garantire che anche le società che realizzano i loro profitti in modo digitale; è difficile capire come conteggiare i proventi delle attività digitali perché arrivano da tutto il mondo e molto spesso non si riesce a capire quale legislazione applicare.
Non solamente la Apple, ma anche un altro colosso come Google, ha avuto problemi di tassazione perché non si riesce a capire come fare pagare le imposte dovute: i profitti dei colossi del web sono sempre i più difficoltosi da identificare e quindi anche da tassare.