In Italia, le privatizzazioni sono da sempre un "giochetto" a rischio per i portafogli dei cittadini: da Telecom in poi, ogni volta che si sono indette gare per privatizzare asset pubblici, il tutto si è quasi sempre risolto in quasi regali ai soliti noti dell'imprenditoria italiana, che in definitiva hanno ereditato dei monopoli pubblici cercando sempre di ostacolare qualsiasi forma di concorrenza che mettesse a rischio le loro rendite di posizione.
Le Autostrade sono forse l'esempio più eclatante in tal senso: qui due gruppi capitanati dai Gavio e dai Benetton, si spartiscono una torta data dallo Stato in concessione pluridecennale, facendo il bello e il cattivo tempo a danno degli utenti, con aumenti del pedaggio che, in certe tratte, superano il 30% nel 2018 e questo in cambio di cosa? Mistero.
Il segreto dei segreti
Infatti, udite, udite, i termini di queste concessioni sono stati secretati per decenni, fino a che il ministro Del Rio ha deciso di renderli noti, sotto l'onda delle polemiche scatenate dai recenti rincari di fine anno 2017.
Tutto a posto dunque? Manco per idea. Infatti nei testi pubblicati mancano interi allegati, quelli, guarda tu come va la vita, riguardanti i contenuti economici dell'accordo, come per esempio la remunerazione del capitale, il piano economico finanziario o la previsione delle opere da realizzare. Cioè praticamente manca tutto quello che interessa sapere per capire se le tariffe autostradali sono giustificate o meno. Quindi, in buona sostanza, il segreto resta e questo è nient'altro che la conferma di un Paese che resta opaco e culturalmente di retroguardia rispetto all'Europa cui diciamo di appartenere.
Un banchetto che dura da troppo tempo
Ma come siamo arrivati a questo punto? Tutto inizia con il dissesto dell'Iri, cui le autostrade appartenevano: indebitati fino al collo cedono la nostra rete autostradale, che ammortizzati gli investimenti era e resta una gallina dalle uova d'oro, ai privati, i quali, Benetton in testa, se le comprano a debito con la garanzia dello stesso Stato italiano (ma che bello!).
L'Iri incassa pochi soldi, maledetti e subito e questo non le evita la giusta e ingloriosa fine che fa poi. I privati, si trovano così in concessione rinnovata poi senza gara, per decenni, una rete autostradale i cui ricavi lordi, sono di gran lunga superiori agli investimenti fatti. Lo stato italiano si accontenta di partecipare al banchetto che, voci di corridoio stimano in un bel 6% di remunerazione netta ogni anno. L'Ue non applaude e i cittadini neppure.