Le divergenze iniziano con il testo del quesito referendario: i sostenitori del "No" hanno presentato un ricorso al TAR del Lazio, poiché il testo sembrerebbe uno spot per votare "Sì". Gli oppositori, inoltre, lamentano la mancanza nel quesito di alcuni articoli oggetto di modifica, tra i quali ad esempio quello sull'elezione del Presidente della Repubblica. A queste critiche, i sostenitori del "Sì" rispondono ricordando che il quesito è stato valutato ed ammesso dalla Corte di Cassazione, in conformità alla legge vigente.

Le critiche sul referendum diventano più aspre quando si parla delle principali modifiche alla Costituzione Italianaper il "No" la riforma è vasta e caotica e indebolisce il Senato, favorendo la concentrazione del potere esecutivo nelle mani del Premier. Inoltre lamentano che l'attuale Parlamento è stato eletto con una legge dichiarata incostituzionale e, di conseguenza, non sarebbe legittimato a lavorare su una riforma così delicata.

Dall'altra parte, i sostenitori del "Sì" sottolineano che le modifiche previste riguardano solo gli assetti istituzionali, e che non si toccheranno i principi fondamentali, né tanto meno gli articoli incentrati sui diritti e i doveri dei cittadini: per loro, quindi, i cambiamenti proposti andranno in direzione di una maggiore governabilità e di un considerevole taglio dei costi della politica.

Veniamo ora al bicameralismo perfetto: seppure entrambe le posizioni siano d'accordo sul suo superamento, secondo gli oppositori della legge la riforma è incompleta perché, al ridimensionamento dell'attività di controllo del Senato, non si sopperisce con alcun organismo sostitutivo.

Il rinvio ad una futura legge ordinaria sul sistema di elezione dei senatori non convince i fautori del "No", che sostengono di non potersi fare un'idea concreta al riguardo. Il "Sì" replica che, in questo modo, l'esecutivo sarà più stabile e si ridurranno i tempi per l'approvazione delle leggi. In quest'ottica rientra anche l'abolizione del CNEL, organo consultivo dello Stato, in grado di esprimere pareri e promuovere iniziative legislative in materia economico-sociale.

Sempre sul nuovo Senato, le critiche non si risparmiano: per il fronte del "No" i senatori non lavoreranno a tempo pieno, ricoprendo altri incarichi, mentre i sostenitori della riforma replicano che gli impegni del consigliere regionale siano conciliabili con l’esercizio della funzione senatoriale ed inoltre, percependo già un compenso, non avranno diritto ad altre indennità, stesso trattamento che spetterà ai senatori nominati dal Presidente della Repubblica. Il Senato, inoltre, rappresenterà maggiormente le autonomie territoriali, includendole nelle decisioni dello Stato.

Se il referendum si esprimerà a favore della riforma, cambierà l’elezione del Presidente della Repubblica, e anche su questo punto sono diverse le divergenze. Secondo i sostenitori del "No", la riduzione dei senatori porterebbe ad uno squilibrio tra le due camere, rendendo l’elezione del capo dello Stato espressione soltanto della volontà della Camera. Chi è a favore del "Sì" sottolinea che il Presidente della Repubblica manterrà inalterati i suoi poteri ed il ruolo di garante, e che la procedura dell'elezione avrà un quorum più alto rispetto a quella attuale, a garanzia dell'espressione di entrambe le Camere.

Il Titolo V è l'ultimo punto di disaccordo tra le parti: per il "NO", il nuovo testo dell’art.117 (competenze Stato-Regioni) lascia ancora spazio ad interpretazioni difformi che, quindi, potrebbero sfociare in situazioni di contenzioso. I sostenitori della riforma costituzionale rispondono che, aumentando le competenze legislative dello Stato, il rischio di contenzioso sarebbe ridotto a favore di una maggiore competenza dello Stato in questioni che finora sono state contese tra quest'ultimo e le Regioni. 

Come si vede, non mancano le ragioni a sostegno dell'una e dell'altra posizione. Vedremo chi conquisterà il voto degli indecisi il prossimo 4 dicembre.