Uno studio pubblicato su Science, frutto della collaborazione tra i National Institutes of Health di Bethesda e l'Università di Purdue in Indiana, negli USA, ha ricostruito con una precisione mai raggiunta prima la struttura tridimensionale del virus Zika, fornendo preziosi dettagli sulle similitudini e sulle differenze con altri virus del genere flavivirus. Intanto, il New England Journal of Medicine ha appena pubblicato l'ennesimo riscontro di gravi anomalie cerebrali a carico di un feto portato in grembo da una donna finlandese che ha contratto il virus durante la gravidanza, mentre era in vacanza in Sudamerica. Infine, i Centers for Disease Control and Prevention (CDC), ovvero la massima autorità pubblica di prevenzione e controllo delle malattie negli USA, hanno di recente diramato consigli e indicazioni relative alla trasmissione sessuale del virus Zika.
Una ricostruzione 3D dettagliata del virus
Utilizzando la microscopia elettronica, i virologi americani di Bethesda e Purdue hanno descritto i dettagli strutturali deI virus Zika. Il virus nel suo complesso ha una forma simile a quella degli altri altri flavivirus, tra cui si annoverano i virus che portano la malattia di Dengue e la febbre gialla.
Come questi ultimi, infatti, Zika è un virus che ha una parte centrale di materiale genetico (RNA) protetto da una membrana costituita da grassi e un guscio esterno di proteine a forma di icosaedro, un solido con 20 facce (dal greco eikosi, che significa venti, e edra, che significa base). A sua volta, questo guscio è ricoperto da una speciali carboidrati che si chiamano glicani.
Proprio il tipo di glicani di cui è corredato Zika rende questo virus diverso dagli altri flavivirus e, forse, determina la sua spiccata tendenza a infettare le cellule progenitrici dei neuroni.
La scoperta apre la strada a future terapie mirate a neutralizzare i glicani specifici del virus.
Caso clinico conferma le anomalie cerebrali
Un gruppo di virologi finlandesi guidato dal professor Olli Vapalahti, dell'Università di Helsinki, è riuscito a isolare una piccola quantità di virus Zika in un campione di sangue estratto da una loro connazionale incinta e di ritorno da un viaggio con il suo compagno in Messico, Guatemala e Belize. L'importanza del caso sta nel fatto che il virus è stato isolato qualche settimana dopo i rash cutanei tipici della infezione, ovvero quando i danni cerebrali al feto dovrebbero essere ancora in via di formazione. Eppure, anche in questo stadio precoce, l'ecografia a cui è stata sottoposta la donna con il suo bimbo mostrava già tracce di gravi anomalie dello sviluppo cerebrale, anche in assenza della ben nota microcefalia e delle calcificazioni intracraniche ad essa associate.
Test e misure preventive per donne incinte e maschi infetti
Per quanto riguarda i viaggi all'estero, i CDC americani consigliano alle donne in gravidanza che hanno viaggiato nei paesi dov'è in corso l'epidemia di virus Zika di sottoporsi, al loro ritorno in USA, a una ecografia per la ricerca di microcefalia e calcificazioni intracraniche e a esami del sangue alla ricerca di tracce del virus. Se i test del sangue sono positivi si può pensare di effettuare la ricerca del RNA del virus nel liquido amniotico, al fine di escludere una diagnosi di infezione da virus Zika del feto, anche in assenza di anomalie ecografiche.
Per i maschi che hanno manifestato segni di infezione da virus Zika, sempre i CDC americani consigliano l'utilizzo di profilattici o condom durante i rapporti sessuali con le proprie partners per almeno sei mesi dalla comparsa delle manifestazioni dell'infezione. Questo, naturalmente, per proteggere le donne dall'esposizione al virus.