Giovedì è andata in onda la prima puntata di "Storie Maledette", un programma ideato e condotto da Franca Leosini. "Nero trovato, colpevole trovato" è il titolo dell' appuntamento, estrapolato dalle dichiarazioni del protagonista intervistato: Rudy Guede.

Chi è Rudy Guede?

Unico condannato per coinvolgimento nell'omicidio di Meredith Kercher, avvenuto la sera del 1° Novembre 2007 a Perugia, Rudy Guede ha dato la sua versione dei fatti, per la prima volta dopo otto anni, davanti alle telecamere, posizionate nel carcere di Viterbo in cui sta scontando la sua pena. La conduttrice napoletana, però, ha contestualizzato diversamente gli accadimenti, analizzandoli soltanto dopo aver raccontato la storia personale del condannato.

Strappato alla sua terra d'origine, la Costa d'Avorio, Rudy Guede ha avuto una vita piuttosto complicata, tra la mancanza della madre, un padre conosciuto molto tardi, genitori adottivi e un'insegnante che l'ha preso a cuore e che è ancora presente nella sua vita. Guede si sente italiano. "Ho vissuto per 25 anni in Italia e 5 in Costa d'Avorio. Non potrei non sentirmi italiano" dice. E quindi anche il suo futuro, qualunque cosa gli riservi, lo immagina in Italia. In seguito, il resto dell'intervista si volge a ricostruire i fatti di quella notte che hanno cambiato la sua vita per sempre.

La notte dell'omicidio

Si è partiti dalla cotta che Guede aveva preso per Meredith, non senza citare il "pensierino goloso", come lo chiama la Leosini, che aveva già fatto su Amanda Knox, altra grande figura della vicenda, assolta, insieme all'ex fidanzato Raffaele Sollecito, dopo lunghi anni di processo. Guede si trovava in casa di Meredith la notte del 1 Novembre. Ogni particolare viene raccontato, ogni dettaglio viene esaminato. La presenza della Knox quella notte è da lui certificata, come anche la presenza di una figura maschile, qualcuno che lui non è stato in grado di riconoscere perchè, sottolinea, all'epoca dei fatti non conosceva Sollecito. L'intera intervista è disponibile online su Rai Replay.

E' molto interessante vedere come Guede si sia rapportato alla storia, il suo linguaggio del corpo mentre ha raccontatp degli episodi, la sua immagine, oggi, totalmente cambiata rispetto a quella che era ieri. Capelli rasati, non un filo di barba, maglioncino e occhiali da vista gli danno un'aria molto diversa dal ragazzo arrestato anni fa per omicidio. Gli anni in carcere per lui si sono dimostrati, in qualche maniera, proficui. Si sta laureando in Storia, dipinge e assiste chi è solo, lavorando anche in infermeria come addetto alle pulizie. Una figura che suscita molte emozioni ed anche dubbi nello spettatore. Dubbi anche sulla sua colpevolezza.

La condanna

I giudici hanno stabilito che Guede non ha partecipato fisicamente all'assassinio, ma lo hanno condannato per concorso in omicidio. L'ivoriano aveva scelto il rito abbreviato, convinto che non sarebbe stato necessario prolungare i termini, data la sua estraneità ai fatti, mentre Knox e Sollecito hanno mantenuto la linea dura e sono arrivati fino alla fine del viaggio giudiziario. Alla fine, Guede è stato condannato mentre i suoi ipotetici "compagni di omicidio" sono stati scagionati, anni dopo. Rimane un interrogativo: la sua pena è ancora valida? Naturalmente ricorrerà alla revisione processuale

La prima condanna, l'ergastolo, è stata tramutata in trent'anni, poi a loro volta diventati sedici, poichè non esecutore materiale del delitto. Knox e Sollecito, invece, sono stati scagionati per motivi definibili come "insufficienza di prove", tra i dubbi e le insicurezze dei giudici stessi. In un'intervista televisiva Sollecito si è anche riferito a Guede dandogli colpe e responsabilità senza pensarci due volte. Il problema di Guede, oltre al rito abbreviato, è che non è stato creduto. Esattamente come si aspettava, fa intendere. "Rudy, perchè è fuggito?" "Sono fuggito perchè avevo paura che non mi avrebbero creduto."