Oggi la Roma festeggia cinque anni di gestione a stelle e strisce. La cordata americana elesse com Presidente Thomas Richard DiBenedetto che dopo pochi mesi lasciò il posto a James Pallotta. Con la promessa di "Far diventare la Roma una regina", finora la nuova gestione non ha collezionato nessun trofeo in bacheca, ma ha proceduto con un riassetto generale di tutto il brand della club capitolino.
Fuori dal campo
La nuova dirigenza rescinde il contratto con il main sponsor Wind. Lega il proprio nome a brand importanti come Volkswagen, Disney, Toyota, Sisal Matchpoint, Trenitalia, Philip Plein, ma tuttora ancora non ha uno sponsor sulla maglia.
Si interrompe il rapporto anche con la Robe di Kappa per le forniture tecniche: dal 2013, per 10 anni, sarà la Nike a fornire materiale ai giallorossi.
L'obiettivo è espandere il brand Roma in tutto il mondo: il sito ufficiale subisce un pesante re-styling e vengono attivati i social network anche in lingue straniere. Le tournée ed i ritiri estivi spesso vengono organizzate fuori dall'Italia: la meta di riferimento sono gli USA, ma anche Australia ed Indonesia.
L'espansione del brand parte anche con un nuovo logo, presentato il 22 maggio 2013: la nuova raffigurazione non ha la benedizione dei tifosi, sempre fedeli verso la tradizione.
Ma il progetto più importante è lo stadio della Roma, motivo principale che ha spinto la cordata americana ad acquistare la Roma. Un iter che si protrae dal 2013 e che proprio oggi dovrebbe vedere consegnato il progetto definitivo in Comune.
Sul rettangolo di gioco
La nuova gestione portò con sé un nuovo allenatore: Luis Enrique, attuale allenatore del Barcellona. Forse l'inesperienza, forse una squadra totalmente rivoluzionata con ben 11 innesti, o semplicemente un modello di gioco 'stile Barcellona' difficile da realizzare con quegli interpreti, portano la Roma ad una stagione disastrata: eliminazione ai preliminari di Europa League ad opera del modesto Slovan Bratislava, eliminazione ai quarti di Coppa Italia ed un misero 7° posto in campionato.
A fine stagione Luis Enrique si dimette.
Zeman viene scelto come suo successore. Il gioco offensivo proposto dal tecnico boemo premia gli attaccanti, ma la difesa è un disastro: si assiste a grandi partite alternate a gare imbarazzanti. La sconfitta interna contro il Cagliari, condita da un errore madornale del pupillo Goicoechea, gli costa la panchina: al suo posto viene promosso Andreazzoli, che porterà i giallorossi in finale di Coppa Italia, persa poi per 1-0 contro la Lazio.
Nello sconforto generale viene ingaggiato un nuovo allenatore: il francese Rudi Garcia. Con lui in panchina la Roma infila 10 vittorie consecutive nelle prime gare di campionato. Fa segnare il record di 85 punti in campionato che valgono solo il secondo posto.
Le intuizioni ed il buon gioco imposto dal nuovo tecnico risollevano il morale dei tifosi.
Garcia viene confermato, ma la Roma non riesce a bissare la stagione precedente, specialmente dopo la brutta batosta patita in casa contro il Bayern Monaco per 1-7. La stagione termina comunque al secondo posto.
Il tecnico perde l'appeal guadagnatosi nel suo operato giallorosso anche tra i giocatori: dopo un'altra cocente sconfitta contro il Barcellona per 6-1 ed una serie di gare senza anima, Garcia viene esonerato e viene richiamato Luciano Spalletti che rimette in riga società e calciatori, che tornano ad esprimere un buon gioco e finora stazionano in terza posizione.