Non è una trovata pubblicitaria, si tratta di una vera e propria iniziativa tra le forze dell'ordine e la collaborazione della Chiesa: quando la polizia arresta una prostituta in flagranza di reato, le viene chiesto di partecipare al progetto di recupero, oppure andare in carcere, non tutte scelgono la via della redenzione, ma da circa tre anni il Progetto Rose ha accolto le richieste di oltre 300 prostitute.

La polizia è costantemente impegnata nella lotta di questo sfruttamento umano, considerata nella città di Phoenix una piaga sociale, pattugliamenti nelle aree a rischio della città ma anche caccia online tra gli annunci pubblicati in Internet. Il problema non è di facile soluzione, il fenomeno si autoalimenta da sé per via della condizione sociale del momento, tanto più la crisi si intensifica tanto aumentano le squillo per la strada.

Ovviamente la polizia è impegnata anche nella lotta contro gli sfruttatori delle ragazze, ma questi sono molto più difficili da raggiungere, sono le ragazze che vanno in strada e loro corrono tutti i rischi, dall'essere arrestate, ai "clienti" molesti e pericolosi, non da meno gli stessi protettori. Ma non sono tutte rose e fiori; il Progetto Rose è stato più volte messo sotto accusa da attivisti locali, i quali sostengono che dire ad una prostituta "o la chiesa o la galera" sia una minaccia e non un'offerta alternativa al carcere.

Si tratta tuttavia di un metodo e forma che poco cambia nella sostanza, di fatto le prostitute che entrano a far parte del Progetto di recupero sono assistite ed aiutate, ma spesso per molte di loro il recupero non è proficuo. In alcuni casi dopo aver terminato il ciclo nel Progetto Rose tornano in strada, alcune hanno dichiarato che non tutte fanno il "mestiere" per sopravvivere o per avere più soldi, semplicemente molte lo fanno perché è un loro diritto decidere del loro corpo, tutta un'altra illuminazione.