Una vera e propria esecuzione quella che ha portato alla morte di un ex carabiniere che viveva in un paesino nei pressi di Reggio Calabria. L'uomo, che si chiamava Bruno Ielo, gestiva da tempo una tabaccheria a Gallico ed è stato ucciso davanti agli occhi della figlia mentre era su uno scooter. Il caso è seguito dalle Forze dell'Ordine le quali non escludono nessuna ipotesi.
Per Bruno Ielo stavolta non c'è stato nulla da fare. È morto a causa dei colpi di pistola esplosi dai killer, probabilmente gli stessi che avevano tentato di ucciderlo tempo fa: allora l'ex carabiniere era riuscito a sfuggire all'agguato. Il tentato omicidio era accaduto sempre a pochi chilometri dal centro di Reggio Calabria, città che più volte è stata al centro della cronaca nera.
La dinamica dell'omicidio
L'ex carabiniere gestiva da tempo una tabaccheria a Gallico, in provincia di Reggio Calabria. Ogni sera, dopo la chiusura, era solito tornare a casa con lo scooter.
Questa volta i killer, molto probabilmente, avevano studiato bene come agire. L'omicidio, infatti, è accaduto subito dopo le ventuno, orario di chiusura della sua attività.
Salito sul suo scooter, Bruno Ielo si stava dirigendo a casa quando un altro scooter lo ha affiancato. I killer hanno aperto il fuoco sparando due colpi, uno dei quali è stato mortale. Dapprima hanno sparato su una mano facendogli perdere l'equilibrio poi, una volta a terra, uno dei killer ha sparato il secondo colpo. Quest'ultimo ha raggiunto il commerciante alla mandibola, colpo che quindi gli è stato fatale. Ad assistere all'omicidio c'era la figlia che si trovava a pochi metri dal padre: la ragzza era a bordo della sua auto poiché, come ogni sera, lo stava seguendo.
Le ipotesi degli inquirenti
In una terra dove la mafia la fa da padrona gli inquirenti devono seguire molte piste quando si verificano fatti di cronaca nera del genere. Nessuna ipotesi, quindi, deve essere scartata. Certo, è chiaro il fatto che si tratti di una esecuzione in piena regola. Infatti sono stati sparati due soli colpi di pistola calibro 7,65 e uno di essi ha raggiunto l'uomo alla testa.
Inizialmente aveva preso piede l'ipotesi della rapina finita male, visto che il commerciante aveva appena chiuso la sua tabaccheria. Poi gli inquirenti hanno trovato ancora l'incasso nelle tasche dell'uomo e si sono concentrati su altre piste, tra le quali il mancato pagamento del pizzo.