In Italia c'è un hashtag, #terzofiglio, che si è piazzato tra i trending topic e si riferisce all'idea del Governo (inserita nella bozza della manovra) di assegnare una porzione di terre pubbliche alle famiglie che intendono fare un terzo figlio. L'Esecutivo italiano ha in mente di stanziare 20 milioni di euro e prevedere mutui a tasso zero (fino a 200mila euro) per tutti i nuclei familiari che hanno intenzione di acquistare una casa nei pressi del terreno.
Idea strana per molti internauti, che non hanno aspettato molto per condividere in Rete la loro incredulità. Nelle ultime ore, sui Twitter ed altri social sono stati postati numerosi messaggi ironici sull'hashtag #terzofiglio.
Il duce che miete il grano
"Un #terzofiglio intento alla mietitura. Questo Governo ha modelli sempre più chiari", recita un post su Twitter, a corredo di una foto in bianco e nero che ritrae il duce, Benito Mussolini, intento a mietere il grano. Un'idea, quella del Governo gialloverde, decisamente opinabile. Sull'argomento è intervenuto anche ilfattoquotidiano[.]it con un articolo scritto dalla giornalista Manuela Campitelli.
Quest'ultima reputa la nuova idea dell'Esecutivo gialloverde come l'ennesima "trovata" per incrementare la natalità in Italia. Un metodo "vintage", secondo la giornalista del Fatto, per far nascere più bimbi. Quello che la fa riflettere non è tanto lo stanziamento dei 20 milioni di euro, né tantomeno il recupero dei terreni demaniali, quanto la subordinazione della concessione di un appezzamento di terra al terzo figlio.
Stato non deve obbligare a fare figli
È giusto subordinare l'erogazione di un terreno pubblico a un terzo figlio? Nel Sud Italia ci sono tanti ragazzi che vogliono lavorare la terra, secondo la giornalista del Fatto, ma non intendono avere figli. La tattica dell'erogazione di terra a chi è disposto avere i figli non è efficace, e per rilanciare la natalità servirebbero servizi e finanziamenti tali da porre le persone in condizione di lavorare anche nei campi.
Ma non solo. La critica della giornalista del Fatto, però, non termina qui. Nel pezzo si mette in evidenza che nessuno, tantomeno lo Stato, deve obbligare i cittadini a fare figli per contrastare la denatalità. Quest'ultima dovrebbe essere combattuta attraverso l'apertura delle scuole, dei servizi tate, e di luoghi pubblici di aggregazione pomeridiani. La penuria di nascite, conclude la Campitelli, non si elimina mandando le donne nei campi (insieme ai figli) ma con un lavoro sicuro.