Nessun genitore spedirebbe deliberatamente il proprio figlio in una scuola scadente. E se è vero che una buona scuola è innanzitutto fatta da buoni docenti, le selezioni concorsuali rappresentano il primo e fondamentale modo per garantirne quella valenza che per vocazione è e deve rimanere didattica.
A dispetto delle premesse, i dati relativi alla corrente annualità del concorso scuola non fanno certo pensare a buoni docenti e buona scuola.
La selezione è stata ristrettissima: tra Nord e Sud, il 55,2% dei candidati non è stato ritenuto all'altezza.
Le cause dell'ecatombe sono le più svariate. Molti dei bocciati hanno lamentato la spropositata discrezionalità dei correttori, così come i tempi eccessivamente ristretti riservati allo svolgimento dei quesiti scritti. Tra queste, però, alcune sono davvero eclatanti. Chi si aspetterebbe da un (aspirante) docente l'uso di abbreviazioni in una prova ufficiale, o addirittura veri e propri strafalcioni degni dell'ultimo della classe? Di seguito gli errori più comuni.
Concorso scuola, qui pro quo e altre risposte surreali
Che l'assunzione sia ridotta a un atto di solidarietà (o peggio, nepotismo) è timore condiviso. Così, gli appelli lanciati "alla clemenza delle commissioni" sono stati numerosi, come pure non sono mancate le lamentele dei docenti del Sud che, data la disparità nella distribuzione delle cattedre, già urlano alla "deportazione". Di fatto, la selezione è stata di gran lunga più severa al Nord, con la conseguenza di un maggior numero di bocciature in Lombardia e non meno di un posto su tre destinato a rimanere vacante.
Passando ad analizzare le cause, degne di nota sono le risposte surreali di alcuni candidati con tanto di abbreviazioni da SMS: "cmq" per "comunque", "x" invece di "per" e l'immancabile "ke" in luogo di "che".
E se con l'italiano alcuni docenti non se la cavano così bene, il discorso si fa ancor più complicato per la lingua inglese. Come non citare a questo proposito il refuso "peer touring" quando invece si parlava di "peer tutoring"?
Notevoli anche gli assurdi errori in risposta a domande chiuse come "Qual è la capitale della Svezia? Parigi; Stoccolma; Bogotà; Madrid" e altre sviste più o meno assimilabili.