Quella che riguarda le sigarette elettroniche è una battaglia infinita, piena di colpi di scena, fra un settore economico del libero mercato, che risponde alla logica della domanda e dell'offerta, che si difende dagli attacchi di un sistema di governi che basa ogni suo atto solo sul rastrellare denaro e accontentare le lobby.

La scorsa settimana, prima che cadesse il governo Letta e si installasse il governo Renzi, proprio l'ultimo giorno, l'ormai ex ministro Saccomanni ha redatto un decreto legge, che metteva una pezza alle ragioni dei ricorsi presentati al Tar del Lazio e ristabiliva la tassa del 58,5% sulle sigarette elettroniche.

Anche se la lotta del popolo delle sigarette elettroniche non si ferma, questo è stato decisamente un colpo basso.

La trasformazione di un settore economico del libero mercato in monopolio di Stato è un atto è contrario a qualunque logica economica esistente, un sistema senza logica alla "principe Giovanni e sir Biss", che caratterizza il modo di pensare degli ultimi governi e dei burocrati dello Stato italiano. Un sistema che tende a distruggere, come un virus, la sua stessa fonte di nutrimento a causa della sua stessa avidità.

Della illogicità della statalizzazione del settore economico delle sigarette elettroniche ci si rende conto se si pensa che lo Sato sta tentando di privatizzare, svendendole all'estero, tutte le aziende in cui possiede una partecipazione ottenuta con denaro raccolto dalla tasse dei cittadini, dall'Alitalia all'Enel.

Lo Stato vende e tenta di liberarsi, anche sotto costo, di qualunque cosa, ma vuole il controllo delle sigarette elettroniche. L'unica spiegazione che può esservi a questo atteggiamento è l'avidità di denaro. Il settore delle sigarette elettroniche guadagna e quindi deve essere spolpato. Dopo che lo si sarà distrutto e asciugato, sarà ceduto ai monopoli privati delle lobby del tabacco.

Non stiamo parlando dei tabaccai. Il tabaccaio è solo il concessionario di un monopolio, quasi un impiegato che vende sigarette per conto dello Stato. Se chiede di avere una parte maggiore della percentuale del guadagno incamerato dallo Stato sulle sigarette ha ragione. Lo Stato lo fa lavorare quasi sotto costo, considerato ciò che rimane nelle sue tasche dopo la vendita di un pacchetto di sigarette.

Quindi non esiste la ''lobby dei tabaccai''. Esiste invece la lobby del tabacco, cioè quel gruppetto di persone che detengono le azioni delle più grandi aziende produttrici di sigarette del mondo che hanno come unici (quasi) clienti gli Stati, e che si sono accorte che, negli ultimi anni, la gente sta smettendo di fumare anche grazie all'uso delle sigarette elettroniche, facendo diminuire i loro guadagni in questo settore. Queste aziende sono un oligopolio contrario alla libera concorrenza, con le loro azioni lobbistiche si sono trasformate in un monopolio privato, che impone le loro scelte economiche agli Stati, tramite azioni di convincimento dei singoli.

Sono queste quattro persone, già ricche all'infinito, a volere azzerare il settore economico delle sigarette elettroniche per sostituirsi al sistema di libera concorrenza delle aziende di piccole e medie dimensioni. E se ti ammali di cancro perché non riesci a smettere di fumare? Non fa nulla, compreranno le aziende che vendono medicinali anticancro.