Miliardi di anni dopo il Big Bang una nuova esplosione attraversa la fisica: il Big Bell Test. In questo modo viene chiamato l'esperimento che ha coinvolto più di 100.000 scienziati inconsapevoli, svolto al fine di confermare l'esistenza dell'entanglement quantistico. Era il 30 novembre 2016 quando il team di ricerca, composto da volontari senza alcuna differenza di nessun genere elaborò, attraverso un videogioco per cellulare o computer, una marea di informazioni digitali imprevedibili e completamente casuali.

Queste informazioni furono utilizzate per la calibrazione nelle misurazioni di svariati test quantistici. Il risultato è stato confermato agli inizi di questo mese, e mette in luce uno dei più oscuri aspetti della Fisica Quantistica.

Il test che sconvolge

L’esperimento prende il nome dal fisico John Stewart Bell, nato a Belfast nel 1928. Lo scienziato irlandese sosteneva che tutti i sistemi fisici avessero delle proprietà intrinseche indipendenti dalla misurazione. Negli esperimenti di Bell vengono misurare alcune proprietà di particelle tra loro correlate; se le misurazioni coincidono significa che le due particelle si influenzano instantaneamente in maniera indipendente dalla distanza a cui si trovano, giusto?

Per la fisica quantistica non è proprio così: misurare una proprietà di un sistema non rivela la proprietà ma la crea. Generalmente noto è che “osservare un esperimento ne cambia il risultato”, e nella fisica dei quanti è incredibilmente vero.

Ad ogni modo entrambe le ipotesi entrano in conflitto con la tesi, sostenuta da Einstein, del realismo locale, secondo la quale, i sistemi, quantistici o no, hanno proprietà indipendenti dalle osservazioni e che possono essere influenzate solo da altri sistemi nelle immediate vicinanze. Dai test di Bell emerge che gli aspetti dei sistemi quantistici vengano creati al momento della misura, come se la tua altezza non esistesse fino al momento in cui decidi di misurarla.

Il Big Bell Test nasce dall’esigenza di randomizzare i parametri delle misurazioni durante i test di Bell dato che è facile predire il risultato se si conosce il tipo di correlazione esistente fra le particelle usate per il test. Addirittura il videogioco incitava i giocatori a rendere ancora più imprevedibile e casuale la serie di bit prodotta dal giocatore. Questa immensa mole di dati è stata poi inviata ed usufruita da laboratori in tutto il mondo. Il risultato, pubblicato su Nature il 9 maggio, è unanime: l'entanglement quantistico esiste e le proprietà degli oggetti sono quindi influenzate dalla misura.

Che cos’è quindi l'entanglement quantistico?

Con il termine entanglement quantistico si intende un “passaggio di informazioni” fra due sistemi che vengono considerati quantistici senza che interagiscano in modi a noi conosciuti.

Che sia una questione di distanza? Beh non lo è. Questo tipo di correlazione ha luogo anche se i due sistemi si trovassero agli estremi opposti del nostro Universo. Questo tipo di correlazione ha luogo in ogni livello energetico, in ogni atomo, in ogni individuo. Rimane ancora oscuro come due elettroni possano in qualche modo “comunicare” e scambiarsi informazioni, ma non ci vorrà molto a svelare l'arcano ora che il Big Bell Test ha confermato che in ogni persona si nasconde un piccolo scienziato.