Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, è tornato a esprimere con fermezza la sua visione per il futuro della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC). Il patron azzurro ha ribadito l'urgenza di una nuova leadership alla guida della FIGC, una figura che sia in grado di instaurare un dialogo costruttivo e proficuo con il Governo. L'obiettivo primario, secondo De Laurentiis, è affrontare e risolvere le sfide strutturali e sistemiche che da tempo affliggono il calcio italiano, ponendo le basi per un rilancio concreto e duraturo.
Tra le proposte più insistenti del presidente del Napoli figura la riduzione del numero di squadre in Serie A. De Laurentiis ha dichiarato di spingere "da anni per tornare a 16 squadre, non per stare a 20". Questa modifica strutturale, a suo avviso, sarebbe cruciale per alleggerire il calendario delle competizioni. Un minor numero di partite durante la stagione consentirebbe, infatti, di dedicare un periodo più esteso, stimato in due mesi, alla preparazione e all'allenamento della Nazionale, elemento considerato essenziale per migliorarne le performance a livello internazionale.
Un altro punto critico sollevato da De Laurentiis riguarda la tutela dei calciatori impegnati con la maglia azzurra. Il presidente ha espresso perplessità sulla mancanza di un'adeguata copertura assicurativa in caso di infortunio durante le convocazioni in Nazionale. "Voglio sapere perché non c’è un’assicurazione se un giocatore si fa male in Nazionale. Perché UEFA e FIFA non la inseriscono?", ha domandato, sottolineando la necessità di un intervento da parte degli organismi calcistici internazionali per garantire maggiore sicurezza e protezione agli atleti che rappresentano il proprio Paese.
La leadership ideale per la FIGC
Per quanto concerne la figura ideale alla guida della FIGC, De Laurentiis ha tracciato un profilo ben definito.
Ha affermato che "non serve un ex calciatore", ma piuttosto "qualcuno che possa parlare politicamente con il governo per ottenere qualcosa che non abbiamo mai avuto". Questa enfasi sulla capacità di dialogo politico è fondamentale per superare le problematiche fiscali e burocratiche che ostacolano lo sviluppo del calcio italiano. La Federazione, a suo dire, necessita di una leadership con "credibilità" che possa interloquire direttamente con i ministri e risolvere i problemi in maniera efficace, promuovendo una collaborazione istituzionale indispensabile.
In linea con questa visione, De Laurentiis ha in passato indicato Giovanni Malagò, già presidente del CONI, come una figura potenzialmente adatta a guidare il processo di risalita del calcio italiano.
La sua esperienza e il suo profilo istituzionale sarebbero, secondo il presidente del Napoli, elementi chiave per attuare le riforme necessarie e riportare il sistema calcistico nazionale a livelli di eccellenza. La proposta di tornare a una Serie A a 16 squadre, già in vigore negli anni Ottanta, viene richiamata come esempio di un modello che garantiva maggiore competitività e minore stress per i calciatori, contribuendo al benessere generale del movimento.
Le osservazioni di De Laurentiis si inseriscono in un dibattito più ampio sulla necessità di una riforma strutturale e profonda del calcio italiano. Le sue critiche si estendono anche alla eccessiva congestione del calendario delle partite e alla pratica di giocare le Supercoppe in località estere, fattori che, a suo giudizio, contribuiscono a logorare i calciatori e a compromettere la preparazione atletica.
L'insieme delle sue proposte, che mirano a una maggiore collaborazione tra le istituzioni sportive e politiche, ha l'obiettivo di tutelare sia i club sia gli atleti, garantendo un futuro più solido e prospero per il calcio italiano nel suo complesso.