"La leadership nel calcio non è un possesso. Non si tratta di detenere - o pretendere - il potere. È un dovere di servizio verso la famiglia del calcio che glielo affida". Con queste parole Uefa, Concacaf e Afc tornano ad attaccare la Fifa e il suo presidente Gianni Infantino, dopo la proposta, successivamente ritirata, di cedere una quota dei diritti commerciali della Coppa del Mondo a fondi di investimento privati.

"Il calcio non appartiene a nessun individuo"

In una lettera congiunta, le tre confederazioni sottolineano il valore della fiducia e della responsabilità nella gestione del calcio.

"Quando la fiducia viene tradita con l'inganno, quando una sola persona si pone al di sopra della collettività che gli ha affidato un'autorità, quel dovere viene meno. Il calcio è la passione comune più grande del mondo. Non appartiene a nessun individuo e a nessuna istituzione. Appartiene ai giocatori, ai tifosi, ai club, alle federazioni e a ogni istituzione incaricata di salvaguardarne il futuro".

La lettera precisa inoltre che la posizione assunta non riguarda il sostegno alle singole federazioni né le decisioni già prese collettivamente.

"Non si tratta neanche di mettere in discussione il sostegno che ogni federazione si è guadagnata - si legge nella lettera degli organi che governano il calcio in Europa, Asia, Nord e Centro America - nonostante le campagne allarmistiche rivolte ai nostri membri per suggerire il contrario. Né si tratta di riconsiderare l'espansione delle competizioni, l'assegnazione dei posti per la Coppa del Mondo o qualsiasi altra decisione presa collettivamente. Tali decisioni sono state prese insieme e devono rimanere valide.

Si tratta di qualcosa di più fondamentale: l'integrità del calcio e l'integrità di coloro che sono stati eletti per guidarlo".

L'accusa sulla gestione della proposta

Uefa, Concacaf e Afc contestano anche il modo in cui la Fifa ha definito quanto accaduto, ritenendo insufficiente il riferimento a un semplice "errore di comunicazione".

"Nella sua recente lettera ai vicepresidenti e alle 211 federazioni affiliate - ricordano Uefa, Concacaf e Afc - la Fifa riconosce che sono stati commessi errori. Li definisce un errore di comunicazione, quando in realtà ciò a cui il mondo del calcio ha assistito è stato un errore di valutazione. Una proposta avanzata in tempi ristretti, senza adeguate consultazioni e presentata entro una scadenza che impediva alle federazioni di esaminarne correttamente i termini, non è frutto di una svista, bensì di una strategia volta a limitare il controllo.

Non è stato riconosciuto che la proposta in sé fosse intrinsecamente sbagliata. Non si riconosce ancora che il tentativo di vendere una quota della Coppa del Mondo Fifa sia stato un grave errore di valutazione, non solo procedurale, ma una fondamentale violazione della fiducia nei confronti delle stesse istituzioni che la Fifa dovrebbe tutelare".

"Silenzio dove dovrebbe esserci responsabilità"

Le tre confederazioni criticano infine anche le modalità di un recente incontro, al quale avrebbe partecipato soltanto una parte dei membri del comitato di gestione della Fifa e che si è svolto all'estero anziché a Zurigo.

"Questo recente incontro, in cui un numero ristretto di membri del comitato di gestione FIFA - e non l'intero comitato - è stato convocato all'estero, anziché vedere i vertici recarsi a Zurigo per confrontarsi con il cuore della FIFA, ovvero il suo personale, non fa che aumentare le preoccupazioni e rappresenta la prosecuzione della stessa condotta che ci ha portati a questo momento.

Non è il comportamento di chi si pone come custode del calcio, bensì di chi ritiene che sia il calcio a dover rispondere a lui".

La conclusione della lettera ribadisce la richiesta di una leadership considerata realmente al servizio del movimento calcistico.

"C'è silenzio dove dovrebbe esserci responsabilità, distanza dove dovrebbe esserci trasparenza. Queste - concludono Uefa, Concacaf e Afc - non sono le qualità che il calcio merita nella sua dirigenza. Ecco perché abbiamo preso questa posizione: non alla leggera e non da soli, ma insieme, e per dovere verso lo sport che serviamo. La forza del calcio è sempre stata la sua unità. Chiediamo che questa unità venga onorata ora con una leadership che sia al servizio del calcio, e non che cerchi di dominarlo".