Finalmente siamo giunti alla fase decisiva del processo a Massimo Bossetti, unico imputato per la morte di Yara Gambirasio: quella riguardante il DNA che l'accusa ritiene essere la prova regina. Ma facciamo un riepilogo di quanto accaduto alla giovane: Yara sparì a Brembate di Sopra la sera del 26 novembre 2010 e i suoi resti verranno ritrovati tre mesi dopo la sua scomparsa, a Chignolo d'Isola. Dopo tre anni e mezzo di indagini venne arrestato Massimo Giuseppe Bossetti, carpentiere 44enne di Mapello, comune vicino a Brembate di Sopra.

L'elemento che portò all'arresto di Bossetti fu il ritrovamento sugli slip della ragazzina uccisa di  una minuscola traccia di dna, che l'accusa attribuì a lui. Nessun altra traccia di tale dna venne riscontrato sul corpo o sui vestiti di Yara, nessuna impronta, nessun pelo o capello, o quant'altro potesse essere attribule a Bossetti venne riscontrato su Yara Gambirasio. In compenso altre tracce, attribuibili ad altre persone, alcune in parte ben individuate, ed altre mai esaminate, vennero ritrovate sugli abiti e sui resti della ragazzina.

Partendo da questa "traccia regina", che secondo l'accusa incastrerebbe il carpentiere di Mapello, gli inquirenti hanno trovato altri indizi che messi insieme hanno composto il quadro accusatorio sul quale si basa il processo a Massimo Giuseppe Bossetti.

In sintesi:

  • i video delle telecamere della zona che riprenderebbero il suo furgone aggirarsi negli orari incriminati;
  • le celle telefoniche che segnalerebbero il cellulare di Bossetti nelle stessa zona dove è segnalato quello di Yara al momento della sua scomparsa;
  • alcune fibre tessili dei sedili del furgone ritrovate sui vestiti della ragazzina;
  • delle presunte ricerche di video e post con minorenni effettuate sul computer di casa dell'imputato.

Iniziato il processo il 3 luglio scorso, e ogni punto affrontato nelle udienze fino a oggi sembrerebbe aver segnato una svolta a favore della Difesa, dimostrando l'innocenza di Bossetti:

  • nessuna videocamera ha ripreso il furgone di Massimo Bossetti, alcuni sono simili ma nessuno è attribuibile con certezza a Bossetti. L'unica telecamera che riprende in primo piano un furgone, è stato dimostrato dalla difesa che si tratta di un modello di Iveco Daily diverso da quello di Bossetti ;
  • la cella telefonica di Via Natta a Mapello evidenzia che Bossetti era nella zona occidentale verso casa sua, mentre Yara si trovava nella zona orientale verso la palestra e casa propria;
  • le fibre dei sedili ritrovate sui resti di Yara Gambirasio, sono identiche a quelle che montano milioni di furgoni, autocarri, pulman, pulmini, vetture, ma nessuna fibra ritrovata sui vestiti di Yara poteva dirsi identica alle fibre dei sedili del furgone di Bossetti; 
  • Il Tribunale del Riesame di Brescia ha precedentemente scartato l'indizio riguardane le ricerche effettuate sul computer relativo a minorenni, imputandole a possibili link automatici che si aprono anche da normali siti internet.

Ora siamo arrivati al DNA: da un anno e mezzo sentiamo in televisione che tutto il resto non conta, non importa se non c'è un movente, se non quadra niente, conta solo ed esclusivamente il dna.

Non importa che il dna potrebbe esserci arrivato in qualsiasi modo, non importa che questo dna sia risultato anomalo ed inesistente in natura, a causa di una serie di elementi scientifici e genetici . Non importa! Se c'è quel dna, l'assassino è lui. Va chiarito che finora del dna hanno parlato solo i periti dell'accusa, con lacune e punti irrisolti. Domani toccherà alla Difesa: il prof.Marzio Capra, genetista ex Vice Comandante dei Ris di Parma, e la professoressa Sara Gino, genetista ed esponente dell'Università di Torino, illustreranno la loro verità.