Il tribunale di Napoli, VII sezione, ha assolto Pino Grazioli dall’accusa di diffamazione aggravata e continuata nei confronti dell’influencer Maria Grazia Imperatrice. La decisione è giunta a seguito della ritenuta insufficienza delle prove a sostegno della responsabilità penale.

Il procedimento giudiziario era stato avviato in seguito a presunti comportamenti persecutori nei confronti della nota influencer, un’ipotesi che tuttavia non ha trovato riscontro nel corso dell’istruttoria dibattimentale. Il tribunale ha altresì respinto le argomentazioni avanzate dalla parte civile, la quale aveva ipotizzato la sussistenza della diffamazione aggravata e continuata.

È stato disposto un risarcimento di natura simbolica, da far valere in sede civile.

Contestazioni e strategia difensiva

La contestazione mossa riguardava la diffamazione aggravata e continuata, perpetrata mediante l’uso dei social network. L’accusa ipotizzava la reiterazione del reato nel tempo, in conformità con l’articolo 595 del codice penale, in combinato disposto con l’articolo 81. La parte civile aveva inoltre sostenuto la presenza di atti persecutori, circostanza che non è stata confermata nel corso del processo. La difesa, affidata all’avvocato Massimo Viscusi, ha presentato un’arringa della durata di circa un’ora, ottenendo l’accoglimento delle proprie tesi difensive.

Richieste processuali e risarcimento

La Procura aveva inizialmente richiesto una condanna pari a cinque mesi di detenzione. La parte civile, invece, aveva avanzato richieste di maggiore entità, postulando tre anni di reclusione e un risarcimento danni quantificato in 500mila euro. Il tribunale ha stabilito un risarcimento di 5mila euro, comprensivo di una provvisionale immediatamente esecutiva di 2mila euro. La definizione di un’eventuale ulteriore responsabilità è stata demandata alla sede civile.