Rimane in regime di detenzione nel carcere di Bergamo Massimo Giuseppe Bossetti, il muratore di Mapello accusato dagli inquirenti di essersi accanito sulla giovanissima Yara Gambirasio, di soli 13 anni, morta di freddo dopo essere stata abbandonata nel campo di Chignolo d'Isolo, fiaccata dalle ferite da arma da taglio subite. I suoi legali, che si dichiarano certi dell'innocenza dell'uomo, avevano chiesto al tribunale del Riesame di concedere gli arresti domiciliari all'uomo, visibilmente provato dalla permanenza in carcere, da lui mal sopportata dall'inizio di questa esperienza. Per completezza di informazione gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini avevano richiesto l'applicazione del braccialetto elettronico al fine di scongiurare il pericolo di fuga.

Il ruolo dei media

La sfortunata Yara Gambirasio è scomparsa il 26/11/2010. Il suo corpo senza vita fu ritrovato in modo del tutto casuale solo alcuni mesi dopo. Gli avvocati di Bossetti, che fu arrestato mentre stava lavorando in un cantiere (era il 14/6/2014), puntano oggi il dito contro la Stampa, accusata di avere sbattuto il classico "mostro in prima pagina" senza approfondire bene come stavano veramente le cose in questa triste vicenda ancora tutta da decifrare. Resta ad esempio da appurare quante persone hanno preso parte al presunto sequestro della giovane. A coinvolgere Massimo Giuseppe Bossetti è stato soprattutto il dna rinvenuto sul corpo della ragazzina ma anche questi rilievi sono contestati da Camporini e Salvagni.

Tensione in aula

Queste osservazioni non hanno però garantito a Bossetti il risultato sperato e cioè la concessione dei domiciliari che lo avrebbero riunito alla moglie Marita ed ai loro figli.

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Nei giorni scorsi, durante il processo in corso di svolgimento, si erano registrate grandi polemiche circa alcune dichiarazioni del perito di parte di Bossetti Vittorio Cianci, che aveva provocato la reazione decisa del Pubblico Ministero, dottoressa Ruggieri. I legali di Bossetti si stanno dimostrando particolarmente combattivi. Nelle prossime settimane ne sapremo di più. Bossetti si è sempre dichiarato non responsabile della morte di Yara e quindi la questione relativa all'esame del dna risulterà alla lunga decisiva nell'attribuzione della responsabilità penali per questo efferato crimine che ha sconvolto la comunità di Brembate anche per la giovane età della studentessa uccisa, una simpatica tredicenne che aveva tutta la vita davanti e tanti sogni da realizzare.