Austria e Ungheria unite nella lotta alla crisi migratoria: i leader dei due Paesi si sono incontrati a Budapest e hanno deciso di unire le forze per il pattugliamento congiunto dei confini, in modo particolare la frontiera tra Serbia e Ungheria che è anche il confine esterno dell'Unione Europea attorno a cui si accalcano i migranti in attesa di raggiungere gli Stati dell'Europa centrale e settentrionale.
I governi di Budapest e Vienna sono molto preoccupati dal numero altissimo di persone che ogni giorno tentano di passare il confine e temono che nella marea umana dei rifugiati si possano nascondere potenziali terroristi islamici, in procinto di preparare nuovi attacchi in Europa.
Nuovi controlli
Le autorità austriache e ungheresi hanno deciso di rafforzare i controlli sia in entrata che in uscita: il pericolo del rientro dei foreign fighters di ritorno in Europa con l'intento di preparare nuovi attentati è molto alto, e si teme anche di non essere in grado di gestire un flusso migratorio troppo elevato.
Il Primo Ministro ungherese Orban aveva già fatto molto parlare delle sue politiche contro l'immigrazione quando aveva deciso di costruire un muro alle frontiere in grado di bloccare la cosiddetta "rotta balcanica", una delle principali strade che seguono i migranti passando dalla Turchia e poi dalla Grecia.
Il governo austriaco qualche mese fa aveva ammonito anche l'Italia di controllare meglio chi entra ed esce dai confini del nostro Paese e aveva anche minacciato di costruire un muro alla frontiera del Brennero se il flusso di migranti non si fosse stabilizzato al più presto.
La paura del terrorismo e l'opinione pubblica
Queste nuove misure anti migranti sono dettate soprattutto dal pericolo di nuovi attacchi terroristici, anche alla luce di quelli avvenuti in questi ultimi giorni in Europa, che hanno provocato molte vittime e moltissimi feriti, di cui alcuni molto gravi che lottano per la sopravvivenza.
Il pericolo dei foreign fighters preoccupa moltissimo le autorità austriache e ungheresi e si teme che queste persone, che si sono addestrate in Siria ed in Iraq nei campi del sedicente Califfato, una volta rientrate in Europa possano unirsi in cellule terroristiche in grado di preparare nuovi attacchi.
Un ruolo fondamentale è anche quello dell'opinione pubblica: negli ultimi sondaggi i cittadini austriaci e ungheresi si sono detti spaventati e contrari ad una maggiore accoglienza, ma molto favorevoli ad un restringimento del numero di permessi di asilo accordati a stranieri e a nuovi e più severi controlli.
Il Primo Ministro ungherese Orban ha detto: " Possiamo lasciar entrare soltanto il numero di persone che possiamo esaminare perché, in accordo con la percezione degli ungheresi, ogni singolo migrante significa rischio terrorismo". Il 2 ottobre in Ungheria si terrà un referendum proprio sui migranti e se dovesse passare la linea di Orban sarà un altro colpo durissimo per l'Unione Europea.