Esiste una risoluzione Onu contro la proliferazione nucleare firmata nel ’96 e, nonostante ciò, è arrivata l’ennesima e più recente violazione del documento da parte della Corea del Nord, concretizzatasi questa mattina alle 9:30 coreane (2:30 ora italiana) con il quinto test atomico negli ultimi dieci anni, volto a determinare l’efficienza degli ordigni di nuova generazione progettati dallo Stato asiatico.

Un esperimento che, ancora prima della conferma ufficiale, aveva fatto tremare l’Estremo Oriente, oltre che a livello metaforico anche in senso letterale: è stato infatti registrato, proprio in quel lasso di tempo, un terremoto di 5,3 gradi della scala Richter, con epicentro 18 chilometri a nord della città di Sungjibaegam, nei pressi della base militare nordcoreana di Punggye-ri, già nota per precedenti test nucleari.

Oltre al precedente significativo della base militare, a far sospettare sin dai primi istanti la connotazione artificiale del sisma è stata la profondità dell’ipocentro - praticamente zero - e dunque radente il suolo.

Ad alimentare i sospetti ha contribuito anche la coincidenza con una ricorrenza speciale nel calendario storico-politico del Paese guidato da Kim Jong-un: la Festa dell’Indipendenza, che celebra oggi il sessantottesimo anniversario di quel 9 settembre 1948 in cui il politico e militare Kim Il-sung, nonno dell’attuale dittatore, fondò il regime comunista della Repubblica Popolare Democratica di Corea.

Le infrazioni precedenti

Un binomio di dimostrazioni di forza-ricorrenze ufficiali già presentatosi in passato, anche se è indubbio che la detonazione di questa mattina, la quinta voluta da Pyongyang dopo quelle del 2006, 2009, 2012 e inizio 2016 (in occasione del compleanno del Leader supremo), sia la più dirompente in assoluto, con una forza sprigionata non lontana da quella lanciata su Hiroshima durante la Seconda Guerra Mondiale: la prima è quantificabile in 10 kilotoni, mentre la seconda in 15.

A fornire ulteriore elemento di allerta, le voci sull’opera di riduzione del volume delle testate nucleari, portata avanti dagli scienziati nordcoreani, che coincide con un altro tipo di ricerca in campo bellico, quella relativa ai missili balistici a lungo raggio, atti al trasporto di ordigni atomici e testati l’ultima volta qualche giorno fa nel Mar del Giappone.

Le reazioni a caldo

Già scalpitanti dalle prime letture del sismografo, le reazioni internazionali, in seguito al comunicato di conferma del test nucleare che i media nazionali di regime hanno diffuso su ordine del Governo, sono giunte copiose e parlano di un vero e proprio scandalo diplomatico internazionale. La Presidente della Corea del Sud, Park Geun-hye, ha espresso tutto il suo disappunto al Presidente USA Barack Obama, con il quale ha avviato nel proprio Paese un programma di protezione anti-missilistica Thaad: "Kim Jong-un soffre di manie incontrollabili e sta conducendo la Corea del Nord all’autodistruzione – ha dichiarato la Geun-hye – è un regime sempre più sanzionato e lasciato isolato".

"Serie conseguenze per i nordcoreani – ha anticipato Obama – se continueranno con queste provocazioni". A queste dichiarazioni fanno eco le parole di molti altri leader internazionali: "Ci saranno ulteriori immediate sanzioni unilaterali. Coopereremo con Russia e Cina per fermare una corsa disastrosa", ha annunciato il Premier giapponese Shinzo Abe. "Invieremo un forte segnale alla Corea del Nord sulla necessità di rispettare le risoluzioni Onu", ha rivelato Sergey Lavrov, Ministro degli Esteri russo. Più morbido anche se, rispetto al passato più fermo nelle sue dichiarazioni, lo storico alleato di Pyongyang, ovvero Pechino: "Test non saggio. Pur invitando tutti alla moderazione, ribadiamo il nostro intento di denuclearizzare l’intera penisola coreana".