Il 6 luglio 2026, la Cgil ha tenuto un presidio davanti agli stabilimenti di Sanac e Bekaert, nel polo industriale di Macchiareddu a Cagliari. L'iniziativa ha denunciato una nuova stagione di crisi che minaccia tre importanti aziende: Sanac, Bekaert e Fluorsid. Il sindacato ha dichiarato che la mobilitazione "non si fermerà sino a che non verrà tracciato un futuro certo per le tante, troppe aziende in crisi del territorio".
Alla già complessa situazione di Sanac e Bekaert si è aggiunta la vertenza di Fluorsid. La Cgil ha stigmatizzato l'invio di due lettere di licenziamento senza l'avvio di un confronto con le parti sociali, in un contesto di crisi aziendale che l'azienda ha collegato alla chiusura dello Stretto di Hormuz.
Le vertenze aziendali: Sanac, Bekaert e Fluorsid
Per Sanac, dopo sette anni in amministrazione straordinaria gestita dal governo, il bando unico non garantisce la tutela dei 55 lavoratori diretti e dei 30 dell'indotto. Lo stabilimento di Macchiareddu, infatti, rischia una riconversione verso la logistica, a differenza di altri siti nella penisola dove si continuerebbe a produrre mattoni refrattari.
La situazione di Bekaert vede emergere tre possibilità di vendita a società interessate. Tuttavia, la Cgil teme che queste non manterrebbero l'attuale produzione di steel cord, compromettendo qualità, investimenti e professionalità.
Appello per un accordo quadro e politica industriale
La Cgil ha richiesto che la vertenza Fluorsid sia discussa a livello ministeriale e che venga avviato l'iter per un accordo quadro di rilancio dell'area industriale di Macchiareddu, in raccordo con il porto canale. Simona Fanzecco, segretaria Cgil Cagliari, ha sottolineato: "La Sardegna senza industria non ha la sostenibilità economica, perché questo comparto non può essere sostituito con altri come il turismo o i servizi".
È attesa a breve una convocazione dall'assessorato regionale dell'Industria.
Gino Giove, segretario nazionale Cgil, ha evidenziato la necessità di "un'azione di sistema che deve coinvolgere tutti gli attori istituzionali e sociali" per difendere l'industria e il territorio. Giove ha criticato l'assenza di una chiara politica industriale nel Paese, affermando che "il governo non sta facendo nulla per difendere l'industria: non serve a nulla una narrazione che va tutto bene, mentre nella realtà i tavoli di crisi aumentano e le grandi crisi non vengono risolte".