Radical chic, o non radical chic, questo è il dilemma: se sia più ipocrita nella mente soffrire i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa moda o prendere le armi contro un mare di tendenze e, contrastandole, porre loro fine? Dubbi amletici a parte, è dato certo che Checco Zalone sia causa di nette spaccature. Tra chi, non è chiaro. Almeno, non è chiaro l'appellativo da affibbiare ai diffidenti (o snob?), ai qualunquisti (o polemici?) e ai patiti (o popolani?) nel loro avvicendamento di commenti più o meno severi.
Che non si parli poi di quei politici (o politicanti?) con il vizio di ostentare e farsi promotori di idee pretenziosamente pop. Ed ecco, quasi a provocazione, tutte le grottesche categorie parodiate in Quo Vado?, il nuovo film della serie "Non mi piace ma lo guardo".
Fenomenologia
Chi è Checco Zalone, nome d'arte di Luca Medici? Checco Zalone è il laureato in giurisprudenza che voleva il posto fisso; Checco Zalone è il cabarettista che sceglie lo pseudonimo perché fa rima con "che cozzalone!" ("che tamarro!"); Checco Zalone è il fautore del nuovo genere cinematografico dell'impegnato-demenziale.
Cos'è e cosa rappresenta, invece, Quo Vado? è la medaglia e il suo rovescio, con una cultura conservatrice, quasi pittorescamente folcloristica da una parte, e affettatamente progressista dall'altra; Quo Vado? è la messa in scena di una realtà paradossale in maniera ossimorica; Quo Vado? è il film grezzo e orgoglioso che non vuol essere raffinato.
Proprio in questa serie di risposte, apparentemente traboccanti contraddizioni, giace il segreto del successo. Quo Vado?, così come i precedenti Sole a catinelle, Che bella giornata e Cado dalle nubi, è un fenomeno multi-genere, trasversale tanto per trama quanto per pubblico di riferimento. Il trucchetto è partire dalla Puglia, finire al Polo Nord e fare ritorno in Italia passando per il continente africano, mettendo via via in piazza - o meglio, sul ring - i rispettivi patrimoni più o meno tradizionali e tradizionalisti.
È tutto vero
Come è ovvio, si tratta di uno scontro di culture con tutte le esasperazioni del caso, nel qual contesto Checco è astante nonché portavoce onorario del pubblico, o, più precisamente, delle maggioranze. Perché sì, forse Checco Zalone è la brutta copia di Luca Medici, di se stesso, quel meridionale medio che dopotutto potrebbe fare di meglio e smettere di recitare la parte dell'anacronistico buontempone. Ma alla fin fine, non risulterebbe divertente, anzi, veritiero. Tale verità, sinonimo di contemporaneità, è persino rassicurante, poiché "mal comune, mezzo gaudio".
Quo Vado? è il film giusto al momento giusto, rigorosamente dalla parte dello svantaggiato, giacché sono loro, gli svantaggiati, ad essere al contempo protagonisti e spettatori alla ricerca del loro momento di gloria. Date le cifre, taluni potrebbero intendere che quello italiano altro non sia che un popolino, e che il successo di pubblico denoti che sì, noi che lo guardiamo e lo apprezziamo saremmo in grado di eleggere Zalone come nostro più che degno rappresentante.
E che lo si ammetta pure, lo faremmo, perché "Anch'io, come Checco, vivo con i miei genitori"; "Anch'io, come Checco, sono stato mollato dalla fidanzata"; "Anch'io, come Checco, sogno (o ho sognato) il posto fisso".