Ultimamente non si fa altro che parlare di crisi, diventata l'argomento e la scusa del secolo per non rimboccarsi le maniche e stare al passo con i tempi. L'essere umano si abitua molto presto al benessere, o a quello che l'ambiente circostante propone, qualunque cosa sia, e difficilmente accetta il cambiamento.

Alitalia è fallita perché offriva alle famiglie dei dipendenti viaggi gratuiti, coccolava i passeggeri con ninnoli inutili (pantofole, teli personali), senza pensare che tutto questo non poteva durare: si può essere "imperatori" fin quando si è gli unici sul mercato, ma quando il popolo comincia a intravedere alternative più economiche, l'ipotesi del fallimento è plausibile.

La scienza insegna che "sopravvive solo chi meglio si adatta al cambiamento": questione di selezione naturale. L'uomo, nel corso della storia, ha dovuto imparare a ripararsi dal freddo, a costruire utensili, attrezzi, abiti, e da sempre combatte per la sua esistenza con tutti i mezzi possibili. Un combattimento che, con i nuovi lussi e tecnologie, sembra essersi sopito. Un'idea di quest'involuzione la si può vedere in un video di Fat Boy Slim.

Non è mutato solo il mondo del lavoro, ma anche la società

Ormai calzolai, idraulici e "mestieranti" sono sempre meno, ogni genitore vuole i figli all'Università.

C'è una mole di laureati infinita e una carenza di professionisti, perché in molti casi i figli seguono le imposizioni dei genitori, sopprimendo la propria indole e i propri desideri. Un'alta percentuale di ragazzi si iscrive all'Università senza mai completarla, ritrovandosi in età adulta nella condizione di essere "né carne e né pesce".

Chi riesce a farcela si ritrova a combattere nella mischia dei neolaureati, e spesso è costretto ad andare altrove, o deve fare tutt'altro, avendo quindi studiato soltanto per ottenere un "pezzo di carta" inutile. Quanto è importante la soddisfazione personale e quanto lo è invece realizzarsi? Le due cose, infatti, non sempre vanno a braccetto.

Invece, chi si ritrova a fare quello per cui ha studiato deve, ovviamente, adattarsi a ciò che offre oggi il mondo del lavoro: contratti a tempo determinato, da stagista (con remunerazioni da fame, quando ci sono) e collaborazioni da tirocinanti.

È ovvio che in passato l'Università, accessibile solo per pochi eletti, era una "garanzia". Oggi, nella folla di "studentelli", è difficile capire chi è più capace di altri e, forse, un periodo di prova è più che dovuto per stabilirne i meriti. Questo però, nel rispetto delle persone e della legge che prevede che, dopo un certo periodo di tempo, ci sia un'assunzione regolamentata e retribuita.

Non ci si può aspettare che alcune cose cambino ed altre no, a seconda di come fa comodo. Inoltre, anche cambiamenti positivi vengono visti con timore. Un esempio? L'azienda Carrefour ha deciso, in alcune sedi, di restare aperta per tutta la giornata, 7 giorni su 7. Per me, che ho orari di lavoro particolari, è stata la svolta.

Posso fare la spesa anche a mezzanotte, pagando qualcosina in più, ma evitando spese "superfast" in cui spesso dimenticavo qualcosa. Gli improperi, una volta tornata a casa, erano un must.

Eppure c'è chi si lamenta, chi dice che i dipendenti saranno sicuramente sfruttati, mal pagati, chi ha paura di non vedere abbastanza il proprio consorte a casa. Spesso senza cognizione. Tutti vogliono il lavoro a tempo indeterminato, ben pagato, con il minore sforzo.

Per quanto ci sia chi ne approfitta, ci sia tanto lavoro nero e condizioni di lavoro da brividi, c'è da tener presente che:

  • Siamo noi che acconsentiamo a come il nostro datore di lavoro ci tratta (questo non implica che il servizio offerto ai clienti sia, invece, sbagliato)
  • In una società dove l'Università è quasi garantita a tutti, è ovvio che si debba lottare e si debba essere più bravi, specializzati, capaciper raggiungere degli obiettivi. Si chiama gavetta, e dovrebbero farla tutti, soprattutto raccomandati e lavativi.

La crisi, per quello che vale, per me è solo delle menti.