Smatphone e tablet ci hanno cambiato la vita. Ma non solo, anche la salute. Al punto che adesso ci troviamo di fronte a una nuova patologia di tipo psicologico: la nomofobia. Negli ultimi anni, diversi ricercatori stanno analizzando il rapporto tra le persone e i loro cellulari e gli altri strumenti di connessione come tablet e pc, ormai così presenti - e invadenti - nella quotidianità di tutti.
Studi recenti, che hanno interessato gruppi di soggetti di età diverse, hanno fatto emergere che la quasi totalità della popolazione che lo possiede, non riuscirebbe a vivere serenamente senza il suo smartphone e che il solo pensarci, genera una reazione di panico. Per descrivere questo fenomeno sempre più diffuso è stato creato persino un neologismo: nomofobia o sindrome da disconnessione. L'etimologia si spiegherebbe unendo l'espressione inglese no mobile (senza cellulare) a quella greca che sta per paura.
L'ansia accompagna la nomofobia
La nomofobia sarebbe caratterizzata dall'ansia e dal disagio causati dall’essere rimasti fuori dal contatto con gli altri mediato dal telefono cellulare o da un qualunque altro dispositivo simile. Nella persona che soffre di questa fobia s’instaura la sensazione di perdere qualche cosa se non si ha continuamente la possibilità di controllare il cellulare in qualunque momento.
Il rischio è che si inneschi un meccanismo di dipendenza, attuando una serie di comportamenti disfunzionali come stare più tempo possibile al telefono, aspettare la risposta dell’altro sollecitandolo ripetutamente, vedere cosa stanno facendo gli amici on-line, portarsi lo smartphone ovunque, non spegnere mai l'apparecchio, magari arrivando persino a svegliarsi durante la notte per controllare post e nuovi messaggi.
Gli adolescenti appaiono i soggetti più a rischio
Il rischio legato all’utilizzo degli smartphone in età precoce non è legato solo al rischio di diventarne dipendente, ma anche di utilizzare il cellulare in modo totalmente inadeguato da incorrere in rischi che vanno oltre la nomofobia, come ad esempio, il cyberbullismo e il sexting. Per non parlare del conseguente affaticamento della vista e al rischio di isolamento che può indurre a creare, specie nei più piccoli, un mondo parallelo popolato da personaggi non reali con conseguente perdita del contatto e dell'interesse per la realtà.
È anche vero che il cellulare, se usato in modo appropriato e intelligente, assolve anche a importanti funzioni psicologiche come regolare la distanza nella comunicazione e nelle relazioni, gestire la solitudine e l’isolamento e permettere di rivivere momenti importanti della propria vita grazie alle fotografie scattate.
Ma, come in ogni cosa, il campanello d'allarme della perdita del controllo sull'oggetto sta nel non poterne più tollerare l'assenza, incorrendo in vere situazioni di disagio.
Insomma, sembra importante che gli adulti si autoistruiscano e formino i ragazzi ad un rapporto equilibrato con il telefonino, concedendosi, e concedendo, ogni tanto una qualche pausa dalla sua presenza confortante e rassicurante, ricordandosi che forse una vita realmente vissuta è più gratificante di una vita solo immaginata.
Un occhio alla privacy
A Roma, in occasione della giornata europea del 28 gennaio scorso, si è svolto il convegno, "La società sorvegliata. I nuovi confini della libertà". Il nodi legati alla salvaguardia della privacy corrispondono agli aspetti più problematici della sorveglianza che si basa sulla raccolta dei dati personali come la profilazione di massa, i big data, la cybersecurity e il ruolo di social network e motori di ricerca.
L'obiettivo è quello di aumentare la consapevolezza dell'importanza della protezione della privacy e soprattutto delle informazioni personali online.