La due giorni di Champions League appena passata ci ha regalato tantissimi spunti di osservazione. I problemi del Real Madrid di Ancelotti, la bella sorpresa del Porto, la consacrazione del Psg e, dopo il 7-0 rifilato allo Shakhtar, la perfezione del Bayern Monaco. Si, perché ora i tedeschi sono tornati a far paura, e tanta. Perché i punti deboli, se ci sono, sono difficilmente visibili.

Quelle che sono chiare, invece, sono le qualità di una squadra che punta dritto alla finale di Berlino, senza guardare in faccia nessuno.

L’organizzazione difensiva. L’aspetto difensivo è sicuramente uno dei punti di forza dei bavaresi. 4 gol subiti in tutta la Champions (di cui tre nella stessa partita e uno ininfluente contro la Roma), 11 subiti in campionato dopo 24 giornate. In più una crescita esponenziale di alcuni uomini: Jerome Boateng è diventato uno dei migliori difensori al mondo, Alaba non è più una sorpresa e Benatia sembra aver raggiunto ormai definitivamente la maturità del grandissimo difensore.

Il reparto è completato, solitamente, da Rafinha, cacciato dall'Italia e titolare in una delle top mondiali.

Organizzazione offensiva. Il Bayern quando attacca fa paura. Chiunque giochi, il risultato non cambia, ed è in queste cose che si vede chiaramente la mano di Guardiola. Una ricerca continua dello spazio che porta i difensori avversari a non avere punti di riferimento, lasciandoli a vagare sulla trequarti difensiva, mentre i movimenti degli attaccanti li ipnotizzano in un vortice di velocità e tecnica. La Roma ha provato a giocarsela, lasciando troppo campo alla truppa bavarese, che, quando ha spazi da poter attaccare, diventa sicuramente una delle migliori, anzi, forse la migliore squadra al mondo.

I numeri? 23 gol fatti in Champions in 8 gare, 66 in 24 di Bundensliga. Una media di quasi tre reti a partita. Non male.

Una rosa spaventosa. Lewandowski, Robben, Ribery, Goetze, sono solo alcune delle stelle su cui i bavaresi possono fare affidamento. Dalla porta all’attacco, i giocatori della rosa sono di primissimo livello e sopratutto dediti alla causa di Guardiola. In ogni reparto, ogni titolare è coperto da una buona/ottima riserva, il che fa una differenza enorme a questi livelli, lasciando la possibilità di poter essere altamente competitivi in ogni singolo competizione che il Bayern affronta.

Il Genio di Pep. Pensare che avere Guardiola come allenatore non sia una qualità o un plus per una società, sembrerebbe quasi blasfemo.

Il genio dell’ex allenatore del Barcellona può essere un’arma importantissima nella sfida alle altre grandi della Champions. Se è indubbio, infatti, che a molti le sue decisioni sembrino esagerate, è vero anche che grazie ai suoi mille esperimenti è arrivato creare una macchina quasi perfetta: difesa a tre o quattro, dentro un attaccante o un altro, cambi di centrocampisti, il risultato non cambia mai. O quasi.

Fame di rivincita. Questa non è esattamente una qualità, ma più che altro un dato di fatto. La scoppola presa l’anno scorso dal Real Madrid ha sicuramente acceso una fiamma in più in quelli del Bayern, che, dopo aver vinto nel 2013, si sono fatti clamorosamente eliminare nelle semifinali dello scorso anno dalla squadra di Carlo Ancelotti. Una sconfitta bruciante, che di sicuro rappresenta una motivazione supplementare per mostrare al mondo che i più forti, sono ancora loro.