Giancarlo Abete, attuale presidente della Lega Nazionale Dilettanti e candidato alla presidenza della Figc, ha recentemente ribadito con chiarezza che non vi è alcuna preclusione per gli ex campioni nel ricoprire incarichi dirigenziali all'interno della federazione calcistica. La sua posizione è netta: la scelta di un dirigente «dipende dal contesto» specifico del ruolo e delle competenze richieste.

Questa dichiarazione è stata rilasciata a margine della tredicesima edizione di “D Club”, un evento tenutosi presso il prestigioso Teatro Rossini di Roma.

Il valore della persona e le competenze dirigenziali

Abete ha approfondito il suo pensiero, spiegando che «all’interno di tutte le federazioni sportive sono presenti dirigenti che in passato sono stati anche atleti di alto livello». Tuttavia, ha sottolineato che l'individuazione di tali figure non è mai legata esclusivamente alla loro trascorsa carriera sportiva, bensì «alla persona stessa». È fondamentale che il candidato sia un soggetto che goda del consenso necessario per accedere e svolgere efficacemente il ruolo dirigenziale.

Non è mai esistito, a suo dire, alcun tipo di vincolo o preclusione specifica per gli ex atleti. La scelta, piuttosto, è influenzata dal contesto generale e dalle disponibilità individuali. Un ex atleta che assume la presidenza di una federazione lo fa, quindi, non in virtù del suo passato agonistico, ma in quanto «soggetto pienamente in grado di dirigere una federazione» con le necessarie competenze e visione strategica.

Relazioni istituzionali e le sfide del calcio italiano

Interrogato sul delicato tema del pantouflage e sul ruolo dell'altro candidato alla presidenza, Giovanni Malagò, Abete ha fermamente ribadito la sua posizione. Ha sempre mantenuto «separate le posizioni collegate ai soggetti che in qualche modo svolgono un ruolo istituzionale da quello che è il contesto dell’ordinamento sportivo».

Ha inoltre evidenziato come numerose normative fondamentali per il mondo del calcio siano state definite attraverso decisioni governative, citando ad esempio la regolamentazione sui diritti televisivi e la conseguente distribuzione delle risorse economiche. Ha concluso il suo intervento sottolineando che, nonostante le influenze esterne, «il contesto competitivo rimane quello del sistema sportivo». Il confronto attuale, ha specificato, è strettamente legato alle criticità che affliggono il mondo del calcio. Indipendentemente dall'esito delle prossime elezioni, sarà indispensabile avviare un dialogo costruttivo e approfondire le problematiche più urgenti con il Parlamento e il Governo, con particolare attenzione al cruciale tema del sistema infrastrutturale.

La candidatura di Abete e la sfida con Malagò

In un contesto elettorale sempre più acceso e dinamico, Giancarlo Abete ha formalmente depositato la sua candidatura per la presidenza della Figc, ponendosi in diretta competizione con Giovanni Malagò. Malagò, secondo le informazioni disponibili, gode di un significativo sostegno da parte di gran parte dei club di Serie A. Abete, d'altra parte, propone un approccio più inclusivo e riformista, manifestando critiche al metodo adottato per l'individuazione dei candidati attuali. La sua visione enfatizza la necessità impellente di una maggiore sintesi e di profonde riforme interne al sistema del calcio italiano, per garantire una gestione più equa e lungimirante.